Successione legittima: imputazione e collazione.

Successione legittima: imputazione e collazione.

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Successione legittima, l'imputazione "ex se".

Spesso i termini imputazione e collazione vengono confusi o usati come una sorta di sinonimi.

In realtà i due istituti, pur avendo delle strette affinità che rendono talvolta difficile individuare a prima vista la distinzione, rappresentano due fattispecie diverse che non necessariamente si sovrappongono ma, piuttosto, hanno presupposti e finalità differenti.

Imputare letteralmente significa “mettere in conto”.

In ambito successorio tale termine viene utilizzato per indicare l’obbligo previsto dall’art. 564 c.c. per il legittimario di considerare a carico della sua quota di legittima (e quindi di mettere in conto ad essa) le donazioni ed i legati fatti in suo favore dal de cuius.

La disposizione in esame stabilisce, infatti, che:

In ogni caso il legittimario che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato.

Tale imputazione, chiamata anche ex se, rappresenta uno dei presupposti per poter agire in riduzione.
Il legittimario che sia stato leso nella quota ad esso spettante sull’asse ereditario ed intenda agire in giudizio per ottenere detta quota deve, infatti, calcolare le donazioni ed  i legati già ricevuti che sono da considerare quale acconto dell’eredità o una sorta di anticipo già ricevuto della legittima.

Per fare un esempio concreto, il figlio del de cuius che in una successione ereditaria abbia diritto ad una quota di legittima pari a 100 e che abbia già ricevuto 20 per donazione, se vuole agire in riduzione deve imputare ai 100 da avere i 20 già ricevuti che costituiscono, quindi, un acconto rispetto alla sua quota di legittima. Pertanto, egli avrà diritto solo ad altri 80.

La ripartizione equa della massa ereditaria.

Differenza tra imputazione e collazione.

La collazione, disciplinata dall’art. 737 c.c., consiste in un obbligo posto a carico di coniuge e figli di conferire alla massa ereditaria tutto ciò che hanno ricevuto per donazione al fine di procedere alla divisione dell’asse.

Art. 737 c.c.

I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.

La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.

Già dalle finalità si evidenzia la differenza tra imputazione e collazione:
la prima è un presupposto per poter agire in riduzione, la seconda è un’attività che si deve compiere per formare le porzioni della massa da dividere.

La collazione ereditaria presuppone uno stato di comunione tra gli eredi, che si verifica ad esempio in caso di eredità senza testamento in cui gli eredi legittimi, per formare le quote al fine di sciogliere la comunione tra loro esistente, devono considerare nella massa anche tutte le donazioni che ciascuno di loro ha ricevuto in vita.

La collazione si attua o mediante conferimento materiale del bene donato (cd. collazione in natura) o mediante imputazione del suo valore alla massa ereditaria.

L’ipotesi ordinaria che può trovare applicazione per qualunque tipo di bene è quella per imputazione per cui il coerede dovrà conferire alla massa il controvalore determinato al momento dell’apertura della successione.
Se la donazione ha ad oggetto, invece, beni immobili allora il coerede potrà decidere di conferire questi in natura, purché nel frattempo questi non siano stati alienati o ipotecati.

La differenza tra imputazione e collazione.
I vari tipi di dispensa.

Dispensa da imputazione, dispensa da collazione e collazione volontaria.

Imputazione e collazione sono entrambe assoggettabili a dispensa. La dispensa da imputazione e collazione è spesso contenuta nel medesimo atto di donazione ma può anche essere contenuta in apposito atto inter vivos o nel testamento , anche successivi alla donazione.
Resta comunque un patto autonomo rispetto alla donazione, anche se inserito in essa, essendo espressione della volontà negoziale autonoma  del disponente.

La dispensa da imputazione effettuata dal disponente in favore del beneficiario fa sì che il legittimario – beneficiario che intenda agire in riduzione, potrà trattenere sulla quota disponibile la liberalità ricevuta che, pertanto, non dovrà essere imputata prima alla legittima.

Pertanto, donazioni e legati con dispensa da imputazione graveranno, in primo luogo, sulla disponibil, e e solo in caso di esubero sulla legittima.

  • La dispensa da imputazione, di fatti, realizza un incremento della quota spettante al legittimario poiché esso potrà agire in riduzione chiedendo l’intera quota di legittima ad esso spettante e trattenendo in più, sulla quota disponibile, la liberalità ricevuta.

Nell’esempio sopra fatto, il figlio del de cuius che abbia diritto ad una quota di legittima pari a 100 e che abbia già ricevuto 20 per donazione in caso di dispensa da imputazione può agire in riduzione chiedendo 100 e trattenendo sulla disponibile i  20 già ricevuti.

  • Con la dispensa da collazione, invece, il beneficiario non sarà tenuto a restituire alla massa il bene ricevuto, né in natura né per il controvalore, per cui il coerede dispensato dalla collazione può trattenere la liberalità e dividere con gli altri coeredi i restanti beni facenti parte dell’asse ereditario senza considerare il bene donato. Tutto ciò, naturalmente, sempre nei limiti della quota disponibile.

Le due dispense, in sintesi, operano sul medesimo piano di operatività dei rispettivi istituti: la dispensa da imputazione quindi opererà in sede di esercizio di azione di riduzione da parte del legittimario e la dispensa da collazione troverà attuazione in caso di divisione tra coeredi.

In entrambi i casi si verificherà un’inversione della regola generale operante rispettivamente in caso di imputazione e di collazione

Dall’espressa facoltà di dispensa la dottrina ha ricavato, poi, un principio più generale in tema di collazione considerandola derogabile in senso ampio.
Il donante, infatti, non solo potrebbe dispensare dalla collazione, e quindi come abbiamo visto esonerare dall’obbligo di conferimento alla massa, ma anche ampliare il campo di applicazione dell’istituto ad ipotesi diverse da quelle espressamente previste.

Trattasi della cosiddetta collazione volontaria, in virtù della quale il donante può, ad esempio, prevedere un obbligo di collazione a carico dei coeredi, anche se questi non rientrano nelle categorie di successibili previste dalla legge (ad esempio nei confronti dei fratelli e sorelle coeredi), oppure, può disporre la collazione di beni che per disposizione legislativa non ne sarebbero oggetto (es. spese di mantenimento che ex art 742 c.c. non sono soggette a collazione).

Da quanto fin qui esposto, è evidente che  imputazione e collazione sono due istituti di importanza fondamentale per il diritto successorio che hanno specifici campi di applicazione e che devono essere tenuti ben distinti per non incorrere in errori che potrebbero avere una grande incidenza in tema di quote ereditarie.

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