Institutio ex re certa.

Institutio ex re certa.

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La terminologia usata dal de cuius.

Le disposizioni testamentarie.

Nell’ambito delle attribuzioni patrimoniali disposte per testamento può capitare che si debba andare al di là della terminologia utilizzata dal testatore per capire quali siano le sue effettive volontà. Soprattutto il testamento olografo, redatto da soggetto che non sempre ha cognizioni tecnico giuridiche, può dare luogo a tele necessità interpretativa.

Il principio fondamentale che regola questi casi è che non ha importanza il linguaggio usato nel testamento, né tantomeno occorre che il testatore utilizzi formule o tecnicismi tipici del linguaggio giuridico.

L’importante è che sia ben chiaro dal contesto del testamento quali siano le sue volontà.

Definizione.

L'institutio ex re certa.

Quando il testatore scrive espressamente che istituisce eredi determinati soggetti attribuendo loro una quota numerica del suo patrimonio, vi possono essere pochi dubbi che si tratti di un’istituzione a titolo universale e quindi di erede, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Ad esempio: “istituisco eredi del mio patrimonio i miei due figli Tizio e Caio in ragione di 1/2 ciascuno“.

In altri casi, però, il testatore può attribuire determinati beni a soggetti determinati senza ulteriore specificazione. Un esempio può essere: “lascio la casa in Cortina a Tizio“.
Una disposizione di tal genere può creare dubbi interpretativi sulla qualificazione dell’attribuzione.
A prima vista potrebbe sembrare un legato essendoci attribuzione di un singolo bene. Ma è proprio sempre così?
La differenza non è solo terminologica, né tantomeno di interesse esclusivamente teorico per gli appassionati di diritto, ma è soprattutto pratica.

Tratti distintivi.

L'attribuzione in funzione di quota.

L’erede subentra in tutti i rapporti attivi e passivi del de cuius, e quindi risponde anche dei debiti mentre il legatario no.
La norma da tenere presente in queste situazioni è il secondo comma dell’art. 588 c.c. che stabilisce che si tratta di eredità e non di legato se il singolo bene o il complesso di beni sono stati attribuiti come “quota” del patrimonio.

Le disposizioni testamentarie, qualunque sia l’espressione o la denominazione usata dal testatore, sono a titolo universale e attribuiscono la qualità di erede, se comprendono l’universalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualità di legatario.
L’indicazione di beni determinati o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale, quando risulta che il testatore ha inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio.

In sostanza, al di là delle espressioni utilizzate nel testamento, quel determinato bene (es la casa in Cortina) oppure un complesso di beni (es lascio tutti i beni immobili a Tizio) potrebbe essere considerato in rapporto all’intero patrimonio del de cuius e quindi essere un’istituzione di erede.

La vis espansiva.

La sorte dei beni non menzionati.

In caso di istituzione di erede i beni sopravvenuti, o comunque non considerati nel testamento, vengono attribuiti al medesimo erede istituito testamentariamente.
Tale fenomeno prende il nome di vis espansiva, termine con cui  si indica la “forza” dell’attribuzione per testamento che si “espande” anche ai beni in esso non contemplati.

Si discute se anche l’institutio ex re certa abbia la medesima vis espansiva.

In proposito vi sono in dottrina e giurisprudenza due tesi in particolare che si contrappongono.
Secondo un primo orientamento anche all’institutio ex re certa si applica la stessa disciplina sopra descritta con riferimento ai beni non indicati nel testamento.
Secondo altra tesi, invece, i beni non assegnati sono devoluti agli eredi legittimi, che possono coincidere o meno con i soggetti istituiti per testamento.

Da tutto quanto sopra indicato appare evidente, dunque, come sia quanto mai opportuno che nel momento della redazione del testamento il testatore, sia pure utilizzando termini atecnici, sia comunque ben chiaro nel manifestare le sue volontà in modo da evitare futuri dubbi interpretativi.

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