Erede incapace di intendere e volere.

Erede incapace di intendere e volere.

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Incapacità e testamento.

Una delle situazioni più rilevanti da tenere in considerazione in materia successoria è quella relativa allo stato di incapacità dei soggetti coinvolti nella vicenda successoria.

In particolare, ai fini della validità di un testamento è necessario che il testatore non si trovi in una delle condizioni elencate dall’art. 591 c.c. Tale norma stabilisce, infatti, che possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge e, nello specifico, il secondo comma statuisce che non hanno la capacità di testare:

  • i minori di età;
  • gli interdetti;
  • e chi, anche se non dichiarato interdetto, si provi che nel momento in cui ha fatto testamento era incapace di intendere e di volere, anche per una causa transitoria.

Per impugnare un testamento sarà, dunque, necessario provare non solo lo stato di incapacità  del testatore, ma anche che tale stato di incapacità era esistente al momento della redazione del testamento. Ciò che rileva, infatti, non è la condizione del testatore al momento dell’apertura della successione, ma quella risultante al momento in cui furono redatte dal de cuius le sue disposizioni di ultima volontà, con la conseguenza che, se si prova che il testatore era pienamente capace al momento della redazione del testamento, nessuna contestazione potrà essere sollevata in merito alla capacità, anche se egli successivamente sia stato dichiarato interdetto, o comunque si venga a trovare in uno stato di incapacità naturale sopravvenuta.

Per evitare il rischio di impugnazione del testamento per incapacità di intendere e volere è consigliabile, soprattutto per le persone già in là con gli anni, di sottoporsi ad una visita medica in periodo coevo alla redazione del testamento per accertare, tramite certificato medico, la propria capacità di intendere e volere ed evitare così dubbi sullo stato di capacità al tempo del testamento.

Quando il testamento può essere valido.

Testamento del beneficiario dell'amministrazione di sostegno.

Poiché l’elencazione dei casi di incapacità di fare testamento è ritenuta tassativa, si è posta la questione della capacità di testare di altri soggetti che non rientrano espressamente nei casi analizzati dall’art. 591 c.c. e, nello specifico, per il caso di amministrazione di sostegno.

L’amministrazione di sostegno è uno strumento di protezione del soggetto che, pur non trovandosi in uno stato tale da giustificare una limitazione gravosa come quella dell’interdizione, si trovi comunque in una condizione di ridotta capacità.

Il soggetto beneficiario dell’amministrazione di sostegno non rientra, però, nei casi di cui all’elencazione dell’art. 591 c.c. ed allora ci si è chiesti se tale soggetto può o meno fare validamente un testamento.

La risposta è data dall’art. 409 c.c. che stabilisce che il beneficiario dell’amministrazione di sostegno conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono, secondo il decreto di nomina, l’assistenza o la rappresentanza dell’amministratore di sostegno.

Pertanto, poiché il testamento è un atto personalissimo che non si può compiere tramite un altro soggetto, in caso di testatore beneficiario dell’amministrazione di sostegno occorre verificare quanto disposto nel decreto del giudice di nomina dell’amministratore di sostegno: se in esso il giudice non ha previsto limitazioni sulla capacità di testare del beneficiario, allora questi potrà validamente fare testamento, in caso contrario si applicano le disposizioni sull’incapacità di cui all’art. 591 c.c.

Erede incapace di intendere e volere.
Il beneficio d'inventario.

Erede incapace.

L’incapacità rileva non solo al fine di porre in essere testamenti validi, ma anche quando in una successione ereditaria sia l’erede ad essere incapace di intendere e volere.

Tale situazione è disciplinata dall’art. 471 c.c. Tale articolo stabilisce che gli eredi (di seguito indicati) potranno accettare l’eredità solo ed esclusivamente con beneficio d’inventario:

  • minorenni;
  • interdetti;
  • inabilitati;
  • minori emancipati.

In tale caso occorre che il genitore (in caso di erede minore) o il tutore o curatore  (in caso di interdetto, inabilitato o emancipato) siano autorizzati dal giudice ad accettare l’eredità.

L’obbligo di accettazione con beneficio d’inventario per gli incapaci, assolve alla funzione di tutelare l’integrità del patrimonio personale dell’incapace stesso che, per effetto del beneficio d’inventario, non va a confondersi con il patrimonio dell’asse ereditario.

Dal complesso delle norme richiamate è evidente, quindi, la preoccupazione e l’interesse mostrato dal legislatore verso i soggetti incapaci che sono tutelati anche nel momento in cui vengono in rilievo nel procedimento successorio che, per i suoi molteplici aspetti, rappresenta una delle vicende giuridiche più delicate del sistema normativo.

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