Tumore alla prostata, errato intervento e risarcimento danni

Tumore alla prostata

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Tumore alla prostata: risarcimento per errore chirurgico

Uno dei tumori più diffusi è quello alla prostata che consiste in un’eccessiva dilatazione del tessuto ghiandolare prostatico. Questa grave patologia comporta, il più delle volte, la necessità di effettuare un intervento chirurgico alla prostata.

Può capitare in alcuni casi che vi siano delle conseguenze dopo l’intervento alla prostata e, quindi, è importante capire se vi siano i presupposti per richiedere il risarcimento danni da errore medico.

La procedura da eseguire in caso di episodi di malasanità è disciplinata dalla Legge Gelli-Bianco che ha stabilito che  chi intende esercitare un’azione innanzi al giudice civile relativa ad una controversia di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria è tenuto preliminarmente a proporre ricorso ai sensi dell’articolo 696-bis del codice di procedura civile dinanzi al giudice competente.

La suddetta legge prevede, quindi, come condizione di procedibilità della domanda di risarcimento, l’introduzione dell’accertamento tecnico preventivo con funzione conciliativa ex art. 696-bis c.p.c. e, alternativamente, il procedimento di mediazione ex D.Lgs 28/2010. Attraverso l’ATP è possibile, dunque, chiedere al giudice di anticipare la consulenza tecnica prima dell’inizio della causa di merito.

La legge Gelli-Bianco stabilisce, inoltre, che la struttura sanitaria, pubblica o privata, ha la responsabilità contrattuale per le condotte dolose o colpose degli esercenti la professione sanitaria che lavorano all’interno della struttura. Invece, i sanitari che svolgono la professione nella struttura assumono la responsabilità extracontrattuale a meno che non abbiano assunto un’obbligazione contrattuale direttamente con il paziente, perché in questo caso il professionista risponde a titolo contrattuale.

Tra le sentenze in tema di malasanità è importante ricordare quella della Corte di Cassazione (n. 26307/2019) che ha stabilito che in caso di equipe chirurgica ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, deve anche controllare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega, anche se specialista in altra disciplina. Conseguentemente, la Corte ha enunciato il seguente principio:

L’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, sicché rientra tra gli obblighi di ogni singolo componente di una equipe chirurgica, sia esso in posizione sovra o sotto ordinata, anche quello di prendere visione, prima dell’operazione, della cartella clinica contenente tutti i dati per verificare la necessità di adottare particolari precauzioni imposte dalla specifica condizione del paziente ed eventualmente segnalare, anche senza particolari formalità, il suo motivato dissenso rispetto alle scelte chirurgiche effettuate ed alla scelta stessa di procedere all’operazione, potendo solo in tal caso esimersi dalla concorrente responsabilità dei membri dell’equipe nell’inadempimento della prestazione sanitaria.

Il cancro alla prostata: colpa medica per errore nella diagnosi

In alcuni casi può accadere che non si riesca a diagnosticare in tempo il tumore della prostata, anche a causa di errori nei test diagnostici che non consentono di evidenziare in tempo la patologia.

L’errore o il ritardo nella diagnosi del tumore alla prostata può essere fonte di danni risarcibili se si dimostra la mancata diligenza professionale del medico che ha errato nella diagnosi.

Recentemente la Cassazione con la sentenza n. 5315/2020 ha riconosciuto la responsabilità del medico anche quando l’errore nella diagnosi ha determinato un semplice ritardo nella guarigione. Statuisce la Corte, infatti, che:

Ogni condotta colposa che intervenga sul tempo necessario alla guarigione, pur se non produce ex se un aggravamento della lesione e della relativa perturbazione funzionale, assume rilievo penale allorquando generi la dilatazione del periodo necessario al raggiungimento della guarigione o della stabilizzazione dello stato di salute.

Naturalmente, in caso di errore o ritardo nella diagnosi sarà necessario preliminarmente rivolgersi ad un avvocato esperto per valutare se ci sono i margini per richiedere il risarcimento danni.

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