Acido Ialuronico e filler ai glutei. Quando chiedere un risarcimento?

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Acido ialuronico: risarcimento del danno estetico

Negli ultimi tempi una frequente alternativa ad interventi chirurgici estetici è rappresentata da iniezioni di filler di acido ialuronico.

La funzione principale del filler è quella riempitiva per cui aumentando il volume dei tessuti nella zona in cui si effettua l’iniezione si “riempiono” le rughe.

Questo trattamento, se da un lato è certamente meno invasivo di un intervento chirurgico plastico, non è esente però da rischi e conseguenze dannose, anche gravi.

Il danno estetico che una persona può riportare a seguito di infiltrazioni di acido ialuronico comprende sia il danno patrimoniale (ad esempio spese per acquisto di medicinali e cure per porre rimedio all’errore) sia quello biologico che, naturalmente, è strettamente legato alla componente psicologica del soggetto che ha subito il danno a causa delle conseguenze estetiche e nelle relazioni sociali.

Medicina estetica ed obblighi del chirurgo

Un intervento di chirurgia plastica il più delle volte non ha una finalità curativa ma esclusivamente estetica. Il chirurgo ha un espresso obbligo di informativa verso il paziente sui rischi a cui va incontro sottoponendosi all’intervento.

La giurisprudenza è stata oscillante in merito alla qualificazione dell’obbligazione del medico chirurgo.

In alcuni casi è stata considerata obbligazione di risultato, in altri obbligazione di mezzi; in ogni caso il medico è tenuto al rispetto delle “Linee Guida e buone pratiche clinico-assistenziali”.

Risarcimento danni da acido ialuronico

Nel caso in cui si subiscano danni a seguito di iniezioni di acido ialuronico la prima cosa da fare è rivolgersi ad un avvocato di fiducia o avvocato esperto online per valutare la possibilità di agire per ottenere il risarcimento.

A tal fine sarà necessario dimostrare l’esistenza del nesso causale tra le iniezioni effettuate ed il danno subito, dovuto alla mancata diligenza professionale di chi ha eseguito la procedura.

Come stabilito recentemente dalla Cassazione (sent. n. 7126/2021):

Il danno estetico è una componente del danno biologico ed il relativo risarcimento deve tener conto della lesione dell’integrità psicofisica del soggetto sotto il duplice aspetto dell’invalidità temporanea e di quella permanente; quest’ultima è suscettibile di valutazione soltanto dal momento in cui, dopo il decorso e la cessazione della malattia, l’individuo abbia riacquistato la sua completa validità con relativa stabilizzazione dei postumi, mentre, ai fini della liquidazione del danno da invalidità temporanea, laddove il danneggiato si sia dovuto sottoporre a periodi di cure, necessarie per conservare o ridurre il grado di invalidità residuato al fatto dannoso e/o impedire il suo aumento, gli va riconosciuto un danno da inabilità temporanea totale o parziale per tali periodi, inteso come privazione della capacità psico-fisica in corrispondenza di ciascun periodo e in proporzione al grado effettivo di inabilità sofferto, dovendosi inoltre tenere anche conto nella liquidazione complessiva del danno non patrimoniale delle relative sofferenze morali soggettive, eventualmente da egli patite negli indicati periodi.

Tale pronuncia è coerente con quanto già affermato precedentemente dalla stessa Corte di Cassazione che (con sent. n. 6383/2004) ha stabilito che:

Il danno estetico costituisce una componente del danno biologico, che può
giustificare una personalizzazione qualitativa e quantitativa dei parametri adottati a tal fine.

Anche la giurisprudenza di merito che si è occupata dell’argomento (v.Trib. Vicenza 20 febbraio 2018 n. 481)  ha stabilito che:

Il c.d. danno estetico non è che una forma di invalidità permanente (e quindi un danno biologico), sicché il pregiudizio di tipo estetico viene abitualmente risarcito all’interno del danno biologico, inclusivo di ogni pregiudizio diverso da quello consistente nella diminuzione o nella perdita della capacità di produrre reddito, ivi compresi il danno estetico e alla vita di relazione, a meno che esso abbia provocato ripercussioni negative non soltanto su un’attività lavorativa già svolta ma anche su un’attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento, in relazione all’età, al sesso del danneggiato e ad ogni altra utile circostanza particolare, nel quale caso può essere riconosciuto per esso un danno patrimoniale purché venga fornita una prova rigorosa di una concreta riduzione del reddito conseguente alle menomazioni subite.

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