Truffa aggravata.

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Reato di truffa: qualche cenno.

Cos’è la truffa?

La truffa rappresenta uno dei reati attualmente più ricorrenti; si sente ad esempio spesso parlare di truffa online, della quale vittime sono soprattutto gli anziani.

Il reato di truffa trova la sua disciplina nell’art. 640 c.p., che, al primo comma, stabilisce che:

Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.

La truffa è uno dei delitti contro il patrimonio commesso attraverso frode. Si tratta di un reato a forma vincolata e caratterizzato da dolo generico.

Gli elementi di tale reato sono:

  • l’artificio, consistente nel far sembrare vera una situazione che non trova riscontro nella realtà (truffa con artificio);
  • il raggiro, con cui si crea un falso convincimento nella vittima (truffa con raggiro);
  • il danno e il profitto, che devono discendere da un atto di disposizione patrimoniale, positivo o negativo, il quale può riguardare sia beni mobili che immobili.

L’art. 640 c.p. poi continua parlando di quelle che sono le circostanze aggravanti previste per il reato di truffa, cioè:

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:

1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o dell’Unione europea o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità;

2-bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o la circostanza aggravante prevista dall’articolo 61, primo comma, numero 7.

Esistono varie forme di truffa. Quella che verrà trattata in questo articolo è la truffa aggravata di cui all’art. 640 bis c.p.

Il disposto dell’articolo 640 bis del Codice Penale.

In cosa consiste la truffa aggravata e quando si configura?

L’art. 640 bis c.p. disciplina il reato di truffa aggravata, stabilendo che:

La pena è della reclusione da due a sette anni e si procede d’ufficio se il fatto di cui all’articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee [32 quater].

Sebbene tanti considerino la truffa aggravata una figura di reato a se stante, per la giurisprudenza non è altro che una circostanza aggravante della fattispecie di truffa.
Difatti, la descrizione della fattispecie non cambia gli elementi essenziali del reato base, bensì introduce soltanto uno specifico oggetto materiale, dal momento che il legislatore prevede che la condotta truffaldina abbia ad oggetto finanziamenti, contributi, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso genere.
Fra le due norme sussiste infatti un mero rapporto di specialità unilaterale per aggiunta.

Inoltre, è opportuno precisare che nella truffa aggravata, il danno patrimoniale dell’ente non si identifica con il lucro cessante, bensì soltanto con il danno emergente sorto al momento dell’elargizione indebita.

Si parla di truffa aggravata nei tre seguenti casi:

  • il primo caso è strettamente legato al fatto commesso a danno dello Stato o di altro ente pubblico. In tale categoria rientra anche il pretesto di fare esonerare taluno dal servizio militare;
  • il secondo caso di truffa aggravata si realizza, invece, qualora il fatto venga commesso suscitando nella vittima il timore di un pericolo immaginario;
  • il terzo caso è, infine, quello che si verifica quando il fatto viene commesso approfittando delle circostanze di persona (ad esempio, l’età), di tempo o di luogo, che possano ostacolare la pubblica o privata difesa.

Un aspetto molto importante da sottolineare è che il delitto di truffa aggravata si ha anche nell’ipotesi in cui il beneficio non riguarda un profitto monetario, cioè il truffatore può ottenere un profitto anche qualora carpisca la buona fede di un soggetto per fini differenti dall’immediato introito di denaro. Si pensi, ad esempio, al lavoro gratuito di una persona, alla raccolta di dati sensibili o ancora all’utilizzo illegale del diritto d’autore.

Le sanzioni previste per il reato di truffa aggravata.

Condanna per truffa aggravata. A quanto ammonta la pena?

Quanto alla pena per truffa aggravata, come già anticipato, il reato di truffa (truffa semplice) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 1.032 euro.

Nell’ipotesi di truffa aggravata invece le sanzioni alle quali si va incontro sono molto più pesanti.
Per il delitto di cui all’art. 640 bis c.p., sono infatti previsti:

  • l’aumento della reclusione da uno a cinque anni;
  • l’aumento della multa da 309 euro a 1.549 euro.
Truffa aggravata.
La procedibilità d’ufficio.

La procedibilità del reato di truffa aggravata.

A differenza del reato di truffa, il quale è procedibile esclusivamente dietro querela di parte, quello di truffa aggravata può essere perseguito anche d’ufficio. Ciò significa che una truffa con danni patrimoniali piuttosto scarsi o commessa nei confronti di un soggetto non considerato “debole”, è perseguibile soltanto dietro una querela di parte.

Al contrario, una truffa con danno patrimoniale di entità rilevante, oppure compiuta approfittando dell’età della persona offesa, può essere perseguita anche d’ufficio.

In quanto si prescrive il reato di truffa aggravata?

Quando si prescrive una truffa aggravata?

Il delitto di truffa aggravata si prescrive in sei anni. È opportuno sottolineare che la prescrizione porta all’estinzione del reato, in quanto dal momento in cui lo stesso viene compiuto, trascorre un arco temporale senza che si sia giunti a sentenza definitiva, dunque, per effetto di ciò, le conseguenze penali per l’imputato si cancellano.

Tuttavia, nel caso della truffa aggravata, si può rinunciare alla prescrizione, laddove il potenziale truffatore desideri che si accerti la sua innocenza.

Alcune importanti pronunce della Cassazione sulla truffa aggravata.

Truffa aggravata: la giurisprudenza.

La Suprema Corte di Cassazione si è più volte pronunciata in tema di truffa aggravata. Di seguito, si riportano le sentenze più significative.

“In tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis cod. pen.), la confisca del profitto non può essere disposta nel caso di restituzione integrale all’erario della somma anticipata dallo Stato, giacché tale comportamento elimina in radice l’oggetto della misura ablatoria che, se disposta, comporterebbe una duplicazione sanzionatoria contrastante i principi dettati dagli articoli 3, 23 e 25 Cost. ai quali l’interpretazione dell’art. 640-quater cod. pen. deve conformarsi. (Fattispecie in cui la restituzione del profitto e la correlata eliminazione del danno erariale erano avvenuti mediante l’escussione di una polizza fideiussoria bancaria prestata dallo stesso imputato)” (Cass. Pen. n. 44446/2013).

“Risponde del reato di cui all’art. 640-bis cod. pen. e non di quello di cui all’art. 316-ter cod. pen. la persona, che delegata dall’avente diritto alla riscossione della pensione, dichiara falsamente l’esistenza in vita del delegante, incidendo in tal modo fraudolentemente sull’attività valutativa e non meramente ricognitiva dell’ente erogatore” (Cass. Pen. n. 40260/2017).

“Ai fini della configurabilità dei reati di cui agli artt. 316-bis e 640-bis cod. pen., non è sufficiente che le somme erogate a titolo di corrispettivo al soggetto aggiudicatario della gestione del servizio di accoglienza e trattenimento di migranti richiedenti asilo, in esito ad una gara di appalto pubblico di servizi ed alla successiva stipulazione di una convenzione, siano di provenienza pubblica, poiché, trattandosi di un rapporto contrattuale a titolo oneroso, le stesse non possono essere ricondotte nell’alveo delle erogazioni gratuite o connotate da onerosità attenuata contemplate dalle disposizioni citate” (Cass. Pen. n. 22192/2019).

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