Reato di molestie.

Reato di molestie.

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L’art. 660 del Codice Penale.

Reato di molestie: cos’è?

Violenza psicologica, manipolazione mentale, manipolazione emotiva, violenza psicologica familiare, violenza psicologica sulle donne sono da considerarsi tutte forme di molestia.

Tutti sappiamo che molestare una persona vuol dire arrecarle disturbo o infastidirla. Le molestie possono però assumere anche un altro significato, decisamente più serio, nel momento in cui colpiscono la sfera più intima e privata di una persona.

Sovente si tende a confondere le molestie vere e proprie e quelle sessuali, che, dal punto di vista giuridico, consistono in tutt’altra cosa: difatti, secondo la legge, le molestie in senso stretto consistono in una contravvenzione, ossia un reato minore; le molestie sessuali, invece, rappresentano una violenza vera e propria, la quale è punita in modo molto severo.
Particolarmente ricorrenti sono, ad esempio, le molestie sessuali sul lavoro.

Oltre che in ambito penale, si parla di molestie anche in sede civile: ad esempio, si pensi ai rumori in condominio o a quelli che provengono dalla casa del vicino.

Sebbene in tutti i suddetti casi si usi parlare di molestie, tuttavia il Codice Penale riconosce un solo reato di molestie.

Il reato di molestie o disturbo alle persone trova la sua disciplina nell’art. 660 c.p., secondo il quale:

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516.

Sostanzialmente, il Codice Penale regola due tipologie di molestia molto distinte fra loro:

  • la prima tipologia presuppone che sia stato arrecato disturbo in luogo pubblico (ossia un luogo accessibile a tutti: ad esempio, libere vie, piazze, ecc.) o aperto al pubblico (cioè un posto dove è possibile accedere a tutti, sebbene soltanto a certe condizioni (ad esempio, un museo, un cinema, dove si può entrare solo pagando il prezzo del biglietto);
  • il secondo tipo di molestia importa invece l’uso del telefono quale mezzo per veicolare il comportamento indesiderato, a prescindere completamente dal luogo (molestie telefoniche).
Il soggetto attivo e il soggetto passivo.

Chi sono i soggetti del reato di molestie?

Poiché quello di molestie è un reato comune, esso può essere commesso da chiunque (soggetto attivo) e in forma libera.

Per quanto concerne invece il soggetto passivo, molestia e disturbo devono colpire una persona determinata. Dunque, la persona offesa non può essere il pubblico i generale oppure una sola parte di esso.

Non occorre che la condotta sia tenuta in presenza del soggetto passivo e il reato può sussistere anche nel caso in cui il soggetto attivo arrechi molestia o disturbo ad un individuo decisamente diverso da quello preso di mira. Tuttavia, nell’ipotesi di specificità della persona effettivamente presa di mira dall’agente, “il mutamento imprevisto del soggetto passivo esclude la sussistenza dell’elemento psicologico in capo all’agente stesso” (Cass., sent. n. 36225/2007).

L’ordine pubblico.

Reato di molestie: il bene giuridico tutelato.

Il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice è l’ordine pubblico, inteso quale pubblica tranquillità (Cass., sent. n. 22055/2013).

Difatti, mediante la previsione di un fatto che rechi molestia alla quiete privata, il legislatore ha inteso tutelare “la tranquillità pubblica per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, data l’astratta possibilità di reazione”.

Dunque, la sfera intima di quiete e libertà della persona offesa viene protetta solo di riflesso “cosicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate o disturbate” (Cass., sent. n. 10983/2011).

Reato di molestie.
La condotta del soggetto agente.

L’elemento oggettivo.

Il reato in questione consiste in qualunque condotta tenuta dal soggetto attivo oggettivamente idonea a molestare e ad arrecare disturbo a terze persone, determinando in tal modo un’interferenza nell’altrui vita sia privata che relazionale.

Va precisato che la molestia o il disturbo devono essere valutati in relazione alla psicologia normale media, ossia in ordine al modo di sentire e di vivere comune .

Inoltre, il reato di molestia o disturbo alle persone non è un reato necessariamente abituale; ciò significa che può essere posto in essere anche con una singola azione (Cass. 43439/2010).

Il reato di cui all’art. 660 c.p. è punito indifferentemente a titolo di dolo o colpa.

L’elemento soggettivo.

L’elemento soggettivo del reato di molestie o disturbo alle persone “consiste nella coscienza e volontà della condotta, tenuta nella consapevolezza della sua idoneità a molestare o disturbare il soggetto passivo, senza che possa rilevare, in quanto pertinente alla sfera dei motivi, l’eventuale convinzione dell’agente di operare per un fine non biasimevole o addirittura per il ritenuto conseguimento, con modalità non legali, della soddisfazione di un proprio diritto” (Cass. Pen., sent. n. 4053/2003).

Non sono affatto rilevanti gli intenti perseguiti dall’agente, dopo che sia stato accertato che, esso è caratterizzato da un modo di agire ripetitivo, insistente, pressante e indiscreto che va ad interferire in modo sgradevole la sfera della quiete e della libertà delle persone.

Detto reato è punito indifferentemente a titolo di dolo o colpa, indipendentemente dal fine concretamente perseguito dal soggetto agente.

Come è punito il reato di molestie?

Reato di molestie: la procedibilità.

Il reato di molestie è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.

Dal momento che è procedibile d’ufficio, qualora il fatto sia perseguibile anche per minaccia oppure per altri illeciti a querela, in base allo schema del cosiddetto reato complesso, l’assenza della querela non influisce sulla procedibilità dell’azione per il reato contravvenzionale; nell’ipotesi invece di contestuale perseguimento del delitto punibile a querela, rimane assorbito nella fattispecie più grave.

La giurisprudenza di legittimità ammette anche il sequestro preventivo: il caso specifico aveva ad oggetto un’utenza telefonica, la quale veniva utilizzata continuativamente ed esclusivamente per commettere il reato di cui all’art. 660 c.p.

Cosa occorre fare per denunciare una molestia?

La denuncia per molestie.

Se hai subito delle molestie e vuoi procedere con la denuncia, di seguito ti saranno spiegati tutti i passaggi da seguire.

Come qualunque tipo di denuncia, la denuncia per molestie e disturbo alla persona rappresenta un importante ed utile strumento di collaborazione fra il cittadino e lo Stato, dal momento che consente alle forze dell’ordine ed alla magistratura di perseguire chi ha commesso questo reato. Molto frequente oggi è, ad esempio, la denuncia per stalking.

Chi è stato vittima di molestie, dopo essersi accertato che il fatto configura la fattispecie di reato, si può rivolgere agli uffici delle forze dell’ordine, vale a dire Arma dei carabinieri, Questura o Polizia postale e raccontare l’accaduto per dare così inizio alle indagini.

Se queste ultime confermano quanto denunciato, il colpevole subirà un processo e le relative conseguenze qualora intervenga una sentenza di condanna.

Inoltre, chiunque sia indagato o imputato per il reato di cui all’art. 660 c.p., poiché si tratta di una contravvenzione punibile con l’arresto o con l’ammenda, ha la possibilità di optare per una strada diversa, ossia quella dell’oblazione, che sarebbe una causa di estinzione del reato, la quale consente all’indagato di evitare il processo pagando semplicemente una sanzione pecuniaria.

Tuttavia, la domanda di oblazione può essere rifiutata nelle seguenti casi:

  • qualora il giudice ritenga che il fatto commesso, anche se punito come contravvenzione, sia grave;
  • nell’ipotesi di recidiva reiterata, quando il contravventore sia dichiarato delinquente abituale o professionale e nel caso in cui perdurino conseguenze dannose ovvero pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.
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