Istigazione a disobbedire alle leggi.

Il reato di istigazione a disobbedire alle leggi.

Indice

Chiudi
La disciplina del reato di cui all’art. 415 c.p.

In cosa consiste il reato di istigazione a disobbedire alle leggi?

Il reato di istigazione a disobbedire alle leggi trova la sua disciplina nell’art. 415 c.p. Tale articolo dispone che

Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Lo scopo della norma è quello di tutelare l’ordine pubblico, soprattutto punendo quelle condotte che, sebbene non determinino la commissione di uno specifico reato, provocano nella collettività non solo inquietudine, ma anche allarme sociale.

La fattispecie in questione prevede la punibilità di chi istighi alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico; per disobbedienza si intende il rifiuto ingiustificato a rispettare quelli che sono i precetti legali. È importante precisare che, anche se il reato parla al plurale, cioè di istigazione a disobbedire alle “leggi”, perché si configuri il reato è sufficiente che la disobbedienza ne abbia ad oggetto anche una soltanto.

Per quanto concerne la nozione di ordine pubblico, vi sono vari orientamenti.

Secondo un primo orientamento, che propone un’interpretazione restrittiva, rientrano nel concetto di ordine pubblico esclusivamente le norme considerate necessarie per il mantenimento degli equilibri economici e sociali.

Secondo, invece, il secondo orientamento, sono da considerare di ordine pubblico le norme per le quali i singoli non hanno nessun potere dispositivo o derogatorio.

Inoltre, secondo la Suprema Corte di Cassazione (Cass. Pen. n. 11181/1985),

Per leggi di ordine pubblico debbono intendersi non solo quelle che tutelano la sicurezza pubblica, ma, in senso più ampio, i principi fondamentali dello Stato, tradotti nell’ordinamento giuridico in norme precettive, munite di sanzioni anche di carattere non penale, tra i quali rientrano quelli che autorizzano lo Stato a procurarsi i mezzi finanziari per assicurare alla generalità, attraverso le imposizioni e la riscossione dei tributi, servizi pubblici, secondo le determinazioni delle leggi tributarie. Ne consegue che risponde del delitto di cui all’art. 415 c.p. in riferimento al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 colui il quale istiga i contribuenti a non effettuare il pagamento delle imposte dirette e li inciti alla cosiddetta obiezione fiscale relativamente alle spese militari, consistente nell’autoriduzione tributaria per quella parte di imposta destinata agli armamenti, e ad omettere, quindi, il versamento del corrispondente importo.

Il reato di cui all’art. 415 c.p. è punito a titolo di dolo specifico.

Il dolo nel reato di istigazione a disobbedire alle leggi.

Il dolo consiste nella volontà di istigare taluno a disobbedire alle leggi. Inoltre, ai fini del dolo, occorre avere la consapevolezza di agire pubblicamente.

Nel reato in questione il dolo è specifico, dal momento che il perseguimento dello scopo o la commissione dei reati istigati è estranea alla fattispecie tipica.

Dove e quando si consuma il delitto di istigazione a disobbedire alle leggi?

La consumazione del reato.

Il reato di cui all’art. 415 c.p., si consuma nel tempo e nel luogo in cui viene pubblicamente realizzata la condotta istigatrice.

Per la consumazione non è rilevante il fatto che il reato oggetto dell’istigazione sia stato o meno attuato.

L’istigazione all’odio tra le classi sociali e la pronuncia della Corte Costituzionale.

Il delitto di istigazione all’odio tra le classi sociali.

L’art. 415 c.p., oltre a vietare la pubblica istigazione a disobbedire alle leggi, vieta anche l’Istigazione all’odio tra le classi sociali.

Trattasi di una norma che, secondo una parte della dottrina, è implicitamente abrogata a seguito dell’entrata in vigore della Carta costituzionale italiana, poiché è incompatibile con i principi liberali che la stessa contiene, soprattutto con l’articolo 21, che contiene la disciplina della libertà di manifestazione del pensiero.

Ciò è confermato dal fatto che la norma in esame è stata salvata dalla Corte costituzionale, che ha emanato una sentenza di accoglimento parziale. In altri termini, secondo la Corte costituzionale, l’istigazione all’odio tra le classi sociali non può costituire reato, se l’istigazione non è attuata in maniera pericolosa per l’ordine pubblico.

Vota questo post


    Raccontaci cosa ti è successo.

    Hai bisogno di una consulenza legale? Inviaci un messaggio e in meno di 24 ore riceverai una risposta.

    contact_form_scroll
    captcha


    Questo articolo ti è risultato utile? Lascia un voto!
    Quello che pensi per noi è molto importante.



    Vota questo post



    Articoli correlati