Costringere qualcuno a salire in macchina è reato?

Costringere qualcuno a salire in macchina è reato?

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Il delitto di violenza privata.

Commette il reato di violenza privata chi costringe taluno a salire in auto.

Può capitare che nel bel mezzo di una discussione o in un momento di rabbia si dicano frasi pesanti o si compiano gesti che possono avere delle conseguenze anche gravi. Ciò può essere, ad esempio, il caso di chi costringe il proprio partner a salire in auto, imponendogli in tal modo di seguirlo, magari per tenere una conversazione da lui non voluta, limitando in tal modo la sua libertà.

Questi comportamenti, che potrebbero essere erroneamente qualificati come sequestro di persona, reato che trova la sua disciplina nell’art. 605 c.p., integrano invece il reato di violenza privata di cui all’art. 610 c.p.
Detto articolo stabilisce che:

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.

È controverso se il reato in questione possa essere configurabile anche nei confronti di persone incapaci di intendere e di volere, in quanto appunto incapaci di avvertire eventuali offese alla propria libertà morale.

A stabilire che commette il reato di violenza privata piuttosto che il reato di sequestro di persona chi costringe qualcuno a salire in auto è stata la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 2480/2021.

La vicenda traeva origine dalla decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che, riformando la sentenza del Giudice di prime cure, il quale aveva ritenuto l’imputato responsabile del reato di cui all’art. 605 c.p. (sequestro di persona) ai danni della sua ex compagna, qualificava la condotta dell’uomo come violenza privata (art. 610 c.p.) e, di conseguenza, ne rideterminava la pena.

Il caso approdava così in Cassazione, davanti alla quale il Pubblico Ministero con un’unica censura lamentava la violazione dell’art. 605 c.p., dal momento che il Giudice d’Appello aveva erroneamente riqualificato la condotta dell’imputato come violenza privata, poiché il fatto di costringere la persona offesa a salire in auto con violenza e minaccia aveva comportato la limitazione della libertà di movimento di quest’ultima.

Il reato di violenza privata.
Bastano pochi click!

Scarica la sentenza della Corte di Cassazione n° 2480/2021

Qui potrai scaricare la sentenza della Corte di Cassazione. Inserisci i dati richiesti ed iscriviti alla nostra newsletter.

La differenza fra sequestro di persona e violenza privata.

La decisione della Corte di Cassazione.

Il Tribunale Supremo, nel dichiarare il ricorso inammissibile, in quanto manifestamente infondato in diritto, precisava che:

Il delitto di violenza privata, preordinato a reprimere fatti di coercizione non espressamente contemplati da specifiche disposizioni di legge, ha in comune con il delitto di sequestro di persona l’elemento materiale della costrizione, ma se ne differenzia perché in esso viene lesa la libertà psichica di autodeterminazione del soggetto passivo, mentre nel sequestro di persona viene lesa la libertà di movimento.

Di conseguenza, secondo gli Ermellini, per il principio di specialità di cui all’art. 15 c.p., non si configura il reato di violenza privata se la violenza, fisica o morale, viene esclusivamente usata allo scopo di privare la persona offesa della libertà di movimento. E nel caso in esame, dalla motivazione della sentenza impugnata non era emerso che l’imputato avesse voluto privare l’ex compagna della libertà di movimento; lo scopo dell’imputato era quello di avere il tempo necessario per dialogare con la donna, costringendola perciò a salire in macchina e a tenere con lui una conversazione non voluta.

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