Allacciarsi abusivamente all’impianto idrico del vicino.

Allaccio abusivo di acqua.

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Rubare l’acqua al proprio vicino integra il reato di furto aggravato e non quello di truffa.

Allaccio abusivo acqua e furto aggravato.

Hai una casa in campagna con tutto intorno un giardino e il tuo vicino di casa, anch’egli proprietario di un orto confinante con il tuo terreno, si è allacciato abusivamente al tuo impianto idrico, “rubandoti” l’acqua per irrigare il suo fondo? Magari è un vicino di casa quasi perfetto e non avete avuto mai particolari diverbi, ma, purtroppo, spesso le bollette acqua alte portano istintivamente a gesti del genere. Quella dell’ allaccio abusivo acqua è una questione abbastanza comune e, affinché ci si possa tutelare, occorre sapere che questa condotta integra la fattispecie di cui all’art. 625 c.p. (furto aggravato).

Detto articolo disciplina quelle che sono le circostanze aggravanti del furto semplice (art. 624 c.p.).

Si parla di furto aggravato quando:

  • il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di ogni mezzo fraudolento, in cui la minorata difesa delle cose che vengono aggredite giustifica l’aumento di pena;
  • il colpevole porta in dosso armi o narcotici, senza però utilizzarli (se li usasse, si configurerebbe il delitto di rapina). A proposito di detta circostanza aggravante, secondo la giurisprudenza di legittimità,

Non determina l’assorbimento nel reato di furto di quelli di illecita detenzione della predetta arma o di porto ingiustificato di essa, previsto dall’art. 4, legge 18 aprile 1975, n. 110, atteso che la circostanza aggravante non postula l’illiceità della detenzione o del porto dell’arma ed è finalizzata a tutelare un bene giuridico diverso, stigmatizzando la predisposizione di strumenti volti a rendere più agevole la sottrazione e l’impossessamento dei beni mobili (Cass. Pen., sent. n. 37212/2017);

  • il fatto è commesso con destrezza, oppure manifestando una particolare abilità, astuzia o sveltezza nel compiere la sottrazione. Secondo la Suprema Corte di Cassazione (Cass. Pen., sent. n. 24821/2017),

In tema di furto aggravato da destrezza, qualora questa sia correlata all’approfittamento di una situazione di distrazione della vittima, occorre verificare, sotto un primo profilo, se la stessa possa essere considerata il prodotto di una ordinaria attitudine di ciascuno ad attirare o allontanare l’attenzione altrui da un oggetto ovvero se possa essere ricondotta ad una condotta dell’agente caratterizzata da non comune abilità e, quindi, da “destrezza”; sotto un altro profilo, se, in costanza della distrazione della vittima, l’agente, nell’approfittarne, si sia limitato ad utilizzare un’attitudine naturalmente riferibile a ciascuno oppure se, anche in questo caso, abbia tenuto una condotta avente la suddetta caratterizzazione di particolare abilità, prontezza fisica, sveltezza e, quindi, ancora una volta, di “destrezza”;

  • il fatto viene commesso da tre o più soggetti o anche da uno solo, il quale sia travisato oppure simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
  • il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni tipo di veicolo, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi dove vengono somministrati cibi o bevande;
  • il fatto viene commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, oppure sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, ovvero destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;
  • il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, o su bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • il fatto viene commesso all’interno di mezzi del trasporto pubblico, in cui la necessaria vicinanza fra i viaggiatori rende la condotta più insidiosa;
  • il fatto è commesso nei confronti di un soggetto che stia fruendo o che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro.

Dunque, chi ruba acqua è perseguibile per furto aggravato e non per truffa, dal momento che la condotta prescinde dall’induzione in errore del somministrante (Trib. Trento, sent. 6 aprile 2016).

Il delitto di furto aggravato è procedibile d’ufficio.

Furto aggravato e procedibilità.

In quanto furto aggravato, il furto di acqua è procedibile d’ufficio; ciò significa che chiunque può segnalare tale fatto criminoso alle forze dell’ordine, anche un soggetto diverso dalla vittima del delitto: si pensi, ad esempio, ad un passante che, per caso, assiste alla scena di un individuo che forza la porta di casa di un suo conoscente.

La condanna per furto aggravato va da due a sei anni di reclusione. Inoltre, è prevista la multa da 927 euro a 1.500 euro.

Nel caso in cui concorrono due o più delle circostanze aggravanti di cui all’art. 625 c.p., ovvero se una di esse concorre con una di quelle indicate nell’art. 61 c.p., la pena è invece della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro.

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