Vertenza sindacale.

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Vertenza sindacale al datore di lavoro.

Grazie alla corretta interpretazione della legge si può avere giustizia in tante situazioni piuttosto complesse come per esempio, la vertenza sindacale. Il lavoro, diritto citato anche nella Costituzione italiana, è regolato da determinate condizioni atte a tutelare ogni singolo soggetto.

Negli ultimi anni sono stati riconosciuti diversi strumenti che obbligano, di fatto, il datore di lavoro a mantenere gli impegni presi con il proprio dipendente. Senza usare giri di parole, se hai un problema con il tuo datore di lavoro, con l’azienda, fabbrica o industria per cui lavori, potrai rivolgerti ad un avvocato esperto in diritti sindacali, in materia di obblighi e diritti dei lavoratori per non subire alcun supruso.

Uno dei metodi più usati, che “regala” sempre degli ottimi risultati, è la vertenza sindacale. Sicuramente l’hai sentita pronunciare più di una volta, magari in modo sbadato, mentre parlavi con conoscenti ed amici.

Parliamoci chiaro su cosa sono le vertenze lavorative.

Sintetizzando, possiamo dire che la vertenza sindacale è una denuncia vera e propria che ti consentirà di palesare quali siano stati i tuoi diritti ingiustamente lesi. Si rivolge ad una platea di lavoratori che sono stati sottopagati, sfruttati, hanno svolto un lavoro a nero, non hanno dei i contributi versati oppure non hanno percepito il proprio salario.

Queste sono solo alcune delle problematiche solite che un avvocato del lavoro fronteggia tutti i giorni, ma approfondiamo il discorso anche per capire meglio come sfruttare a proprio vantaggio le vertenze sindacali.

Di certo, tu come tanti altri cittadini, non ti rechi al lavoro per “gioco”, ma perché hai bisogno di portare uno stipendio a casa a fine mese.
In un qualsiasi ambiente lavorativo ci deve essere sicurezza sul lavoro, bisogna non venire sottopagati, perché la schiavitù è stata abolita, ed è necessario attenersi ad un contratto che abbia valore legale.

I contratti si stipulano proprio perché sono regolati da termini e condizioni che entrambe le parti interessate sono tenute a rispettare (e questo lo si fa proprio per evitere delle controversie di lavoro). Il dipendente ha l’obbligo di seguire le linee guida o richieste del proprio datore di lavoro, ma quest’ultimo ha l’obbligo di non ledere la figura professionale, morale, etica e psicologica del proprio dipendente.

Va detto che negli ultimi anni, la vertenza sindacale, ha aumentato la richiesta di procedimenti legali. Questo succede perché non sempre le due parti riescono a trovare una soluzione pacifica al loro problema e quindi a porvi una definitiva “fine”.

Quali sono le cause più comuni per intraprendere una vertenza sindacale.

Se parli con un tuo amico o conoscente cira l’intenzione di fare una vertenza sindacale al datore di lavoro, otterrai, il più delle volte, due tipologie di risposte.
La prima è quella di lasciar perdere perché chissà quanto ti costerà fare vertenza sindacale, e la seconda è quella di non sapere mai, ma proprio mai, se la questione irrisolta con il datore di lavoro può avere i presupposti per procedere con l’avvio di una causa di lavoro.

Entrambe le risposte sono sbagliate, e sicuramente forvianti, in quanto date da persone che non hanno alcuna competenza in merito. Anche se il tuo amico ha esperienza con le vertenze sindacali perché le ha vissute in prima persona, molto probabilmente ignora che, lo studio del caso specifico è importantissimo, e cò che vale in un determinato caso, non è detto che valga anche nel tuo. Quindi, senza tanti giri di parole, è essenziale che tu ti rivolga ad un professionista prima di prendere una decisione definitiva.
La vertenza di lavoro la puoi presentare presso il sindacato, in caso tu sia iscritto, oppure ad un avvocato del lavoro.

Quando fare vertenza al datore di lavoro? Le cause più comuni per procedere sono:

  • Licenziamento senza giusta causa;
  • Retribuzioni non versate;
  • Importo minore al salario pattuito;
  • Ferie mancate;
  • Permessi non ricevuti;
  • Malattie che non vengono stabilite;
  • Infortunio certificato, ma non riconosciuto;
  • Maternità non riconosciuta;
  • Importo minore del TFR oppure TFR non riconosciuti;
  • Straordinari non versati;
  • Lavoro nero;
  • Mobbing;
  • Molestie sessuali o di vario genere nell’ambiente lavorativo;
  • Inadempienza contrattuale;
  • Contributi non versati.

Hai notato che hai tanti diritti che devi far rispettare? Magari, anche per conservare il tuo posto di lavoro, hai preferito chiudere un occhio? Male, molto male. Ma ricorda, a tutto c’è una soluzione.

Una debolezza che è sfruttata da molti datori di lavoro, i quali si approfittano delle persone e del loro impellente bisogno di lavorare. Questi disonesti datori di lavoro, il più delle vole giocano proprio sul fatto che non tutti hanno la forza di far valere i propri diritti, e vivono tranquilli nella consapevolezza che non affronteranno mai una causa di lavoro in seguito, magari, all’avvio di una vertenza sindacale per lavoro in nero (giusto per citare uno dei tanti casi ricorrenti).

A questo punto è quasi un obbligo morale, per te e la tua famiglia, quello di farti rispettare. Richiedi una consulenza ad un avvocato del lavoro oppure presso il tuo sindacato di riferimento.

Vertenza sindacale.

Gli obiettivi da raggiungere con una causa di lavoro.

Nel caso in tui ti rispecchiassi in una di queste situazioni su elencate, non pensarci due volte e rivolgiti immediatamente ad un professionista per:

  • Riavere il tuo posto di lavoro;
  • Riconoscere le malattie e i risarcimenti dovuti;
  • Riscuotere salari, contributi o ore lavorative extra non versate.

Aspettare o perdere tempo, magari perché vuoi risolvere la situazione alla “buona”, è un errore che ti costerà molto caro. Perché? Devi sapere che esistono delle tempistiche entro le quali è possibile fare le vertenze lavorative e per intraprendere la causa di lavoro. Far perdere tempo è un metodo o un escamotage molto usato dai datori di lavoro, che sono e sanno di essere colpevoli, cercando di rabbonire il lavoratore dei suoi diritti temporeggiando.

Termini, prescrizioni e tempi in cui fare la denuncia.

La vertenza sindacale segue le disposizioni dell’art. 409, cioè “controversie individuali di lavoro”.

Per avviare il procedimento di una causa di lavoro, ci sono dei parametri di riscontro dei diritti lesi. In poche parole deve essere presente un danno al lavoratore che sia palese e che oggi si è diviso in:

  • Danno reale;
  • Lesione morale;

Apriamo una piccola parentesi per capire la situazione. I danni reali appartengono alla categoria afferrenti alla perdita di lavoro o mancato pagamento dello stipendio e del dovuto che riguarda il denaro che il dipendente deve percepire. Tra questi rientrano anche le ferie non godute e gli infortuni o le malattie non riconosciute. La lesione morale è data da mobbing, quindi maltrattamento da colleghi, responsabili, direttori o dallo stesso datore di lavoro, e le molestie sessuali o di vario genere.

Entrambi creano dei danni emotivi, psicologici e morali che intaccano l’identità del lavoratore oltre a “deformare” il carattere. Questo porta dunque ad avere una perdita di sicurezza nello svolgere i propri compiti professionali e questo non può essere poi la causa di licenziamento. Come mai? Perché si è innescato un maltrattamento consapevole, ad opera di terze persone, che di fatto ha costretto il dipendnete a licenziarsi o a diminuire la sua produttività.

In entrambi i casi, l’avvocato del lavoro al quale ti affiderai, avvierà tutte le procedure per la causa di lavoro non tralasciando, chiaramente, l’aspetto economico derivante dai pagamenti sospesi a cui il datore di lavoro non può o non vuole adempiere.

Ora, per le tempistiche, ricordati che le vertenze lavorative devono essere avviate entro un massimo di 60 giorni dalla data di ricezione della lettera di licenziamento. La denuncia va in prescrizione dopo 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro, se l’azienda ha meno di 15 dipendenti. Nel caso in cui l’azienda ha più di 15 dipendenti, la prescrizione scatta dopo 5 anni dopo il giorno o mese della maturazione di retribuzione.

Parliamo di cos’è il lavoro in nero.

La disciplina normativa che regola i diritti e doveri nel campo del lavoro, ha interi articoli e paragrafi dedicati al lavoro in nero.

A noi piace dire che questo termine: lavoro nero, non è altro che un imbellettamento di una realtà di schiavitù.

Infatti parliamo di lavori dove non si versano i contributi, quindi si priva il dipendente della pensione contributiva. Il TFR diventa un “sogno irraggiungibile” proprio perché sono soldi sottratti al lavoro svolto. Si usano delle retribuzioni che sono da “fame” sfruttando una persona in difficoltà economica, sottopagandola. I diritti umani, morali e personali non sono assolutamente rispettati. Gli orari di lavoro non sono mai chiari e magari le trasferte che si devono eseguire per svolgere il lavoro, sono a carico del dipendente. Infine, ma non meno importante, si parla anche di infortuni e malattie che non sono riconosciute e dove sono anche causa di licenziamento.

Non pensi che questa sia schiavitù?

Se riassumiamo quale sia la normativa che parla del lavoro in nero, si parla di un rapporto di lavoro tra due parti dove non esiste alcun contratto scritto, copertura previdenziale e nemmeno le tutele obbligatorie per legge.

In caso di lavoro nero ti puoi rivolgere a:

  • Guardia di Finanza con una segnalazione direttamente in caserma;
  • Ispettorato del lavoro che opera nel tuo territorio all’ufficio “Direzione del lavoro”;
  • Avvocato del lavoro (o sindacato).

Questi enti sono poi obbligati a eseguire la procedura per intraprendere la causa di lavoro e svolgere le dovute indagini per valutare la gravità della situazione in modo da evidenziare quale sia la realtà di entrambe le parti coinvolte.

Cosa offre un avvocato del lavoro?

Avvocato del lavoro. Vertenza sindacale.

La figura legale in materia lavorativa, conosciuto semplicemente come “avvocato del lavoro”, è un professionista preparato nel diritto del lavoro. Si occupa dunque di tutto ciò che riguarda i dipendenti e delle loro “questioni” in sospeso con i propri datori di lavoro o ex datori di lavoro.

La sua è un’assistenza mirata in tutte le vertenze lavorative. Ovviamente offre anche una consulenza informativa o per sapere come si deve operare nel procedimento.

Inoltre, è bene fare una piccola nota specifica per valutare entro quando ci si deve rivolgere all’avvocato per avviare la tua vertenza sindacale. Come già suggerito è possibile fare la denuncia entro 60 giorni dalla lettera di licenziamento, tuttavia, grazie all’aiuto di un avvocato del lavoro, potrai presentare un’impugnazione del licenziamento dopo 180 giorni dal ricevimento della lettera di licenziamento.

Una volta che si avviano le procedure della causa di lavoro, in base all’art. 410 e 413, si prova a fare un primo tentativo di conciliazione sindacale grazie all’ausilio della commissione di conciliazione. Ovviamente, in tale sede sarà presente anche il tuo avvocato, il quale farà valere i tuoi diritti. Ovviamente ci sono diverse vie per giungere ad una risoluzione della tua controversia di lavoro e non sempre è necessario giungere a processo. Queste, sono tutte valutazioni che, congiuntamente al tuo avvocato farai, ma stanne certo, che i tuoi diritti saranno fatti valere al 100%.

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