Dichiarazione dei redditi per piccoli siti web

Devo aprire una partita iva se ho un sito web?

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Devo aprire una partita iva se ho un sito web?

Il fantastico mondo di internet promette a tutti, lavoratori, studenti, disoccupati o negozianti, di poter guadagnare vendendo o informando tramite dei siti web, senza pagare le tasse.

La cattiva informazione sui “cavilli” legali e anche la convinzione che basta non raggiungere la soglia dei 5.000 euro di guadagno, per non pagare tasse e iva, ha provocato una strage di controlli, multe e sanzioni.

Tra le tante domande che cercano delle risposte, troviamo:

  • Posso vendere senza partita iva?
  • È vero che se non supero la soglia massima di 5.000 euro di introito, non si paga iva e tasse?
  • Cosa rischio se non “denuncio” le vendite o i guadagni?
  • Se incasso denaro tramite il mio sito web affiliato a Google AdSense, devo dichiarare i guadagni?
  • Con il sito web sto guadagnando intorno alle 60 euro al mese, devo aprire partita iva?

I dubbi sono tanti, ma abbiamo le giuste risposte.

Obbligo di dichiarazione dei redditi, cioè…

Sfatiamo il mito dei 5.000 euro. Non è vero che basta non raggiungere questa cifra per passarla liscia e non pagare le tasse e l’Iva.

La legge dichiara che è possibile eseguire delle vendite su internet oppure avere un rientro di denaro con siti informativi e affiliazioni AdSense, purché esse siano sporadiche e non continuative. Effettivamente è piuttosto complesso da capire. Per questo facciamo qualche esempio.

Sei un utente che non ha la partita iva e produce piccoli accessori artigianali, li vende su internet ad un prezzo basso, ma durante il mese ne vendi 1 al giorno? Questa situazione è classificata: azione di vendita continuativa. Quindi sarebbe opportuno aprire la partita iva, ma di certo, se in un mese hai guadagnato meno di 100 euro, non conviene poi pagare le tasse.

Per rispettare pienamente la legge basterà dichiararli nella dichiarazione dei redditi. Questo vuol dire che non devi pagare l’iva, perché non hai la partita iva, ma ti metti in regola con eventuali controlli. Infatti è facile poi avere delle multe e sanzioni perché le autorità di controllo classificano questo tipo di vendita come “vendita in nero”.

Il secondo esempio riguarda l’utente che invece guadagna con le affiliazioni. Una situazione comune per gli studenti che vogliono guadagnare qualcosina attraverso dei contenuti online. In questo caso si ha una classificazione di “vendita continuativa”. Quindi si ha sempre l’obbligo di “denunciarli” nella dichiarazione dei redditi. Nel modello “Redditi Persone Fisiche” è possibile inserire questa attività “extra lavorativa” sempre non superando i 5.000 euro di introito.

Seguendo questi consigli si ha la sicurezza di non dover aprire una partita iva, ma di regolarizzarvi con la legge attuale. Ciò vuol dire anche che non si è soggetti a multe, sanzioni, controlli o denunce.

Devo aprire una partita iva se ho un sito web?

Non sottovalutate le vendite di prodotti, contenuti e affiliazioni su internet perché sono dei guadagni tracciabili, cioè controllabili sia nella provenienza che anche nella riscossione.

Sono sempre di più le persone, come studenti che “arrangiano” o cercano di guadagnare qualcosina in più a fine mese, che si ritrovano poi a pagare sanzioni elevate. Le multe partono da un minimo di 258 euro fino a 1.032 euro.

Quando e perché si deve aprire o non aprire la partita iva.

Cosa capita se ho superato i 5.000 euro di guadagno senza avere la partita iva?
Diciamo che appena gli introiti si avvicinano a tale soglia è opportuno aprire la partita iva, dove poi si dovranno pagare anche tutti gli oneri tassativi e i contributi previdenziali.

Tuttavia, in caso avete superato tale soglia, ma non avevate la partita iva, allora potete dichiararli e poi pagare i contribuiti previdenziali sui guadagni realizzati oltre tale soglia.
Avete incassato 6.000 euro? Allora dichiarate 5.000 euro nella dichiarazione dei redditi e poi dovrete fare il calcolo dei contributi da versare solo su 1.000 euro.

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