Anticipo del TFR: quando si può chiedere?

Anticipo del TFR: quando si può chiedere?

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Trattamento di fine rapporto e L. n. 297 del 1982.

Cosa si intende per TFR?

Il Trattamento di fine rapporto (TFR) non è altro che la somma che spetta al lavoratore da parte del suo datore al momento della cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

Tale istituto è stato introdotto dalla Legge n. 297 del 1982 ed è subentrato alla vecchia indennità di anzianità.

Per ciascun anno di lavoro dipendente il datore di lavoro mette da parte a favore del suo dipendente una quota che corrisponde al 6,91% della retribuzione lorda utile.
La somma in questione, il 31 dicembre di ogni anno, viene indicizzata con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento Istat.
La quota che si ottiene sommando la parte fissa dell’1,5% e quella variabile del 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo Istat, costituisce il tasso o coefficiente di rivalutazione annuale al quale rivalutare l’importo di TFR.

La Legge n. 297 del 1982 ha, inoltre, istituito un Fondo di Garanzia, il quale sostituisce il TFR nel caso in cui il datore di lavoro non lo corrisponda al lavoratore, accollandosi anche il pagamento degli ultimi 3 mesi dello stipendio del dipendente.

Il TFR è soggetto a tassazione separata, dal momento che si tratta di un reddito che si è formato in un periodo pluriennale, e, dunque, non si cumula ai redditi dell’anno in cui viene concretamente riscosso.

L’imposta dovuta sul TFR si calcola tenendo conto di alcuni importanti fattori: ad esempio, il periodo di maturazione delle quote, la determinazione di un reddito annuale di riferimento ed anche l’aliquota media da applicare a detto reddito.

In tema di TFR, si sono susseguiti negli anni ulteriori interventi legislativi:

  • il D.lgs n. 151 del 2001, il quale ha voluto incrementare le cause che giustificano la richiesta di anticipazione del trattamento di fine rapporto;
  • il D.lgs n. 252 del 2005, in attuazione della Legge n. 243 del 2004, che ha riformato tutto il sistema della previdenza complementare;
  • la Legge di stabilità 2015, la quale ha introdotto, con durata fino al 2018, la possibilità di ricevere il Trattamento di fine rapporto direttamente in busta paga.
Anticipo del TFR: quando si può chiedere?
L’anticipo del TFR può essere ottenuto solo a determinate condizioni.

Quando è possibile chiedere l’anticipo del TFR?

Di norma, il Trattamento di fine rapporto va corrisposto al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro.

Tuttavia, al lavoratore, il quale sia dipendente da più di 8 anni consecutivi, è consentito domandare al datore di lavoro un anticipo su quanto maturato sino al momento della richiesta, esclusivamente per spese urgenti che vanno necessariamente documentate e nella misura massima del 70 %.

L’anticipo del Trattamento di fine rapporto può essere ottenuto una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.

Esso è disciplinato dall’art. 2020 c.c., che specifica i motivi per i quali lo stesso può essere domandato dal dipendente al suo datore di lavoro. Essi sono:

  • spese mediche per terapie ed interventi straordinari riconosciuti da strutture pubbliche;
  • spese che occorre sostenere nei periodi di astensione facoltativa per paternità fruibili sino al compimento dell’ottavo anno del bambino;
  • spese per congedi di formazione;
  • acquisto della prima casa per sé o per i figli, che risulti da atto notarile o attraverso specifici mezzi di prova.

Secondo quanto disposto dall’art. 7, comma 1, della Legge n. 53 del 2000, in alcuni casi l’anticipo del TFR viene concesso per sfratti esecutivi non per morosità, per spese legali, a patto che la controversia abbia come parte il dipendente, e per spese funerarie (coniuge, parenti entro il secondo grado, altri parenti od affini che siano conviventi).

In base a quanto stabilito dall’art. 11 del Decreto 252/2005, sull’importo ricevuto vanno pagate le tasse. In ordine agli anticipi per spese relative ad acquisto prima casa o a ristrutturazione, l’aliquota applicabile all’importo di TFR anticipato è del 23%.

L’anticipo del TFR per affrontare delle spese importanti per salute o prima casa ha un grosso vantaggio: difatti, trattandosi di soldi propri, rispetto ad un prestito concesso da un istituto di credito, non si devono pagare interessi.

Tuttavia, nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro, non si potrà più contare sull’intera liquidazione, dal momento che ciò che è stato preso in anticipo non verrà reintegrato. Pertanto, ci si dovrà accontentare della somma rimanente.

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