Violenza psicologica e manipolazione.

Come poter dimostrare una violenza psicologica o una manipolazione.

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Come poter dimostrare una violenza psicologica o una manipolazione.

La violenza psicologica è manipolazione. La manipolazione psicologica avviene utilizzando tecniche specifiche, il cui scopo è quello di sottomettere, di controllare la mente. Ancora oggi, purtroppo, se ne parla come se fosse “meno grave” di quella fisica ma, in realtà, non è così e va denunciata immediatamente.

Questo tipo di violenza è più difficile da riconoscere di quella fisica. Per questo, la vittima a volte tarda a rendersi conto di quello che sta subendo. Come sempre, però, il fatto di individuare tempestivamente i segnali di un problema, permette di risolverlo con più facilità e più velocemente.

Alla base della violenza psicologica tra due persone c’è sempre uno squilibrio. Di solito, una delle due cerca costantemente di sottolineare l’inferiorità dell’altra. Senza rendersene conto, la vittima inizia a credere in maniera sempre più profonda all’interpretazione altrui e ai tentativi di sminuirla, entrando così in un circolo vizioso che mina la sua integrità e fiducia in se stessa.

Manipolare un’altra persona di modo che questa arrivi a fare, dire e pensare cose che mai avrebbe creduto possibili, è una realtà, è una grave forma di abuso emotivo.
La manipolazione mentale porta gradualmente a perdere il controllo su sé stessi, a modificare le proprie credenze, i propri valori, i comportamenti, le abitudini.

I soggetti manipolatori sono prevalentemente persone con un disturbo della personalità.
Lo scopo di questi individui è assoggettare una persona al fine di ottenere da lei qualcosa di cui necessitano, sia essa soldi, sesso, successo, prestigio.

La vittima prescelta deve arrivare a fidarsi, a stabilire un rapporto stretto, intimo ed è per questo che un manipolatore utilizzerà tutte le strategie migliori, spenderà tempo ed energie per costruire tale rapporto.
Lo scopo è sedurre, determinare un senso di fiducia, di accoglienza.
Ovviamente nulla sarebbe possibile se la truffa fosse chiara alla vittima da subito.

Non esiste, quindi, soltanto la violenza fisica. Esiste anche quella psicologica. Spesso si tratta di una vera e propria manipolazione mentale che coinvolge persone che, in un particolare momento della loro vita, assumono il ruolo di vittime e non riescono a reagire ai loro aggressori.
Ma i modi per riconoscere questo tipo di violenza ci sono. E anche quelli per liberarsene definitivamente.

Esistono diversi tipi di violenza psicologica a seconda delle persone e delle situazioni in cui viene messa in atto.

Come poter dimostrare una violenza psicologica o una manipolazione.

La violenza psicologica sulle donne.

Molto diffusa, come ci ricordano spesso i notiziari, è la violenza sulle donne. Purtroppo, quando una cosa del genere fa notizia, ciò avviene perché, nella maggior parte dei casi, essa è degenerata e ha dato luogo ad una violenza fisica che ha provocato danni in chi l’ha subita.

Ma, come descritto sopra, la manipolazione psicologica non deve essere sottovalutata e, un partner che presenta dei tratti da ‘psicopatico’, inteso come individuo manipolatorio e falso, che tiene sotto la propria influenza negativa la compagna, potrebbe anche trasformarsi in un individuo violento e pericoloso.

La violenza psicologica nella coppia e l'atteggiamento passivo-aggrassivo.

Ma l’aggressione di tipo psicologico nella coppia può anche essere compiuta dalla donna nei confronti dell’uomo.
La donna può, per esempio, rimproverare continuamente l’uomo di “non essere abbastanza” per lei oppure di non darle l’amore che si merita, oppure tutto quello che si meriterebbe materialmente. Simili pretese, anche se non giustificate, a poco a poco possono portare l’uomo a sentirsi sempre più inadatto ed inadeguato.

Le richieste di una donna nei confronti del suo uomo possono anche non essere così palesi.
Spesso si assiste a comportamenti “passivo-aggressivi” per cui la moglie utilizza frasi tipo:

Fai pure come vuoi, ma tu sai come mi comporterei io.

Questo è solo un esempio di come si può esprimere quello che si vuole anche senza dirlo chiaramente.

Questa modalità fa sentire in colpa la vittima che se, come spesso accade, ha un’indole buona ed accomodante, farà ciò che “deve” essere fatto per accontentare la coniuge, calpestando però, per l’ennesima volta, i propri bisogni.

Quando la manipolazione diventa violenza psicologica in famiglia.

Simili meccanismi possono essere utilizzati anche con i figli per cercare di manipolarli e di “dirigerli” verso determinate abitudini o stili di vita.
È sufficiente che la mamma o il papà esprimano (in modo esplicito o meno) la loro disapprovazione nei confronti di una determinata compagnia, di un’uscita serale o di un capo di abbigliamento o modo di fare, perché il figlio, soprattutto se piccolo, inizi tacitamente ad obbedire.
Questo “metodo” subdolo di violenza psicologica familiare può condurre il bambino, a lungo andare, a divenire un adulto insicuro e facile preda di nuove manipolazioni.

La manipolazione, in base al tipo di condotta e al contesto in cui avviene, può rientrare nei delitti di minaccia, stalking, maltrattamenti in famiglia o violenza privata.

Molto spesso, però, le vittime di violenza psicologica rinunciano a denunciare il colpevole perché pensano di non poter provare il fatto davanti al giudice. In realtà anche la violenza psicologica può essere dimostrata, come vedremo, in molti modi, ad esempio con testimoni o registrazioni di chiamate.

Anche se non si tratta di lesione fisiche e di gesti tangibili, anche la violenza psicologica può essere provata. Dimostrarla, tuttavia, può non essere facile, per questo occorre seguire degli accorgimenti.
Facciamo degli esempi.
La vittima può provare la violenza psicologica mediante:

  • registrazione di chiamate o sms;
  • fotografie;
  • testimonianze di persone fidate;
  • registrazioni audio e video che riprendono i comportamenti dell’aggressore.

A tal proposito, si precisa che registrare delle telefonate è del tutto legale, anche se non si ha il consenso dell’altro interlocutore né tanto meno l’autorizzazione preventiva del giudice o della polizia.

La Corte di Cassazione ha riaffermato, con sentenza n. 29320 del 2012, che le registrazioni audio di dialoghi poste in essere da persona partecipante alla discussione possono essere utilizzati a fini processuali sebbene catturate di nascosto.
Vietate sono invece quelle effettuate da un soggetto assente che ha lasciato il dispositivo audio attivo per registrare conversazione di terzi.
Questo secondo caso si configura come “intercettazione”, la quale deve sottostare a tutti gli oneri procedimentali richiesti dalla legge.
La registrazione del colloquio per la Corte di Cassazione è un ottimo strumento di difesa. Può rappresentare un’utile prova di prepotenze, minacce, insulti e ricatti che si sono subiti.

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