Separazione giudiziale.

Il procedimento di separazione giudiziale.

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Separazione giudiziale: perché?

In cosa consiste la separazione giudiziale.

Vuoi separarti, ma i rapporti con tuo marito/moglie sono talmente tesi da voler intraprendere l’iter separazione giudiziale? Se vuoi conoscere tutta la procedura e anche tutto ciò che la separazione giudiziale comporta, in questo articolo troverai tutte le informazioni necessarie di cui hai bisogno. Oggigiorno infatti le esperienze di separazione giudiziale sono davvero tante e si tratta di una delle questioni che maggiormente gli studi legali si trovano ad affrontare.

La separazione giudiziale è disciplinata dall’art.151 c.c., secondo il quale:

La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

L’istituto in questione rappresenta un’alternativa a quello relativo alla separazione consensuale e ad esso i coniugi ricorrono qualora non riescano a trovare un accordo fra di loro oppure non ricorrano i presupposti per richiedere l’addebito.

Quello della separazione giudiziale è un procedimento civile ordinario il cui iter iniziale è la proposizione del ricorso da parte di uno dei due coniugi. La competenza territoriale spetta al Tribunale del luogo dove i coniugi hanno fissato la loro ultima residenza oppure dove il coniuge convenuto ha il proprio domicilio.

Quanto ai tempi per una separazione giudiziale, essi sono molto più lunghi rispetto a quelli della separazione consensuale. Mentre per quest’ultima potrebbe bastare un mese, i tempi della prima vanno generalmente da due a quattro anni. Anche il costo per una separazione giudiziale è piuttosto elevato e varia dai 1800 ai 4000 euro, oltre accessori.

Per quanto concerne invece i tempi divorzio dopo separazione giudiziale, è bene precisare che deve trascorrere almeno un anno. Tale termine decorre dalla comparizione davanti al Presidente del Tribunale competente secondo quanto previsto dall’articolo 3 numero 2) lettera b) della L. n. 898/1970 (Legge sul divorzio). Da separazione consensuale a divorzio giudiziale devono invece trascorrere sei mesi. Anche in tal caso il termine decorre dalla prima udienza presidenziale di comparizione delle parti.

La documentazione necessaria.

Separazione giudiziale: quali documenti occorrono?

Per quanto concerne i documenti necessari per la separazione giudiziale da consegnare all’avvocato, essi sono:

  • Copia integrale dell’atto di matrimonio;
  • Stato di famiglia dei coniugi;
  • Certificato di residenza dei coniugi;
  • Copia delle ultime tre dichiarazioni dei redditi.
Separazione giudiziale: dalla proposizione del ricorso alla sentenza del giudice.

Il procedimento di separazione giudiziale.

Sono diverse le fasi della separazione giudiziale. Come già anticipato, il procedimento in questione si apre con la proposizione del ricorso dei due coniugi. A seguito di ciò, il Presidente del tribunale emette un decreto con il quale:

  • Stabilisce la data dell’udienza in cui le parti dovranno comparire entro e non oltre 90 giorni dalla data del depositato del ricorso;
  • Fissa due termini importanti per il coniuge convenuto: quello entro cui gli devono essere notificati il ricorso e il decreto, nonché il termine entro il quale lo stesso ha la possibilità di presentare una memoria difensiva ed ulteriori documenti.

Alla prima udienza i coniugi devono presentarsi con i propri difensori e saranno sentiti dal giudice dapprima separatamente e successivamente congiuntamente in sede di conciliazione obbligatoria preventiva.
In caso di esito negativo della conciliazione, il Presidente, dopo aver assunto i provvedimenti provvisori necessari in ordine alla prole ed alla casa coniugale, assegna la causa di separazione ad un giudice istruttore e, in ultimo, stabilisce la data della prima udienza innanzi a quest’ultimo.
A questo punto, si apre un processo ordinario al termine del quale il giudice pronuncia una sentenza di separazione.

Con la separazione giudiziale cessano tutte le obbligazioni in capo ai coniugi: essi non sono più tenuti all’obbligo di convivenza e non sono più obbligati a prestarsi assistenza reciproca. Inoltre, qualora intervenga una separazione giudiziale, si scioglie la comunione legale dei beni.

Separazione giudiziale.
Quando il giudice pronuncia una sentenza di separazione con addebito.

La separazione giudiziale con addebito.

Particolare importanza riveste anche il ricorso per separazione giudiziale con addebito.
Nella separazione giudiziale infatti può essere pronunciato l’addebito nel caso in cui siano stati violati i doveri derivanti dal matrimonio da parte di un coniuge.
Ad esempio, può essere chiesto l’addebito per tradimento oppure qualora difettino l’assistenza morale, l’assistenza materiale, la collaborazione, la coabitazione, ecc.

Si può richiedere l’addebito sin da subito con il ricorso per separazione giudiziale, mediante il quale si apre appunto il processo.
I termini processuali per formulare la richiesta di addebito coincidono con la memoria integrativa di cui all’art. 709 c.p.c., vale a dire la memoria che viene redatta dopo la prima udienza presidenziale.

Al fine della valutazione in ordine all’addebito, è necessario che le violazioni dei doveri coniugali siano anteriori alla domanda di separazione giudiziale. Non sono infatti per nulla rilevanti le violazioni successive alla domanda di separazione. Inoltre, è importante sottolineare che la pronuncia di addebito si basa sull’esistenza verificata dal giudice del nesso di causalità fra la violazione e la convivenza divenuta intollerabile, piuttosto che sulla semplice violazione dei doveri coniugali esposti nell’art. 143 c.c.

Quanto agli effetti dell’addebito, in tutti i casi in cui uno dei due coniugi abbia avuto a suo carico l’addebito della separazione, questi perde il diritto al mantenimento, ridimensionato al solo diritto agli alimenti, laddove vi siano i presupposti, ossia stato di bisogno, incapacità di provvedere anche parzialmente al proprio sostentamento economico e capacità economica del coniuge.

In ordine ai diritti successori del coniuge superstite, secondo quanto stabilito dall’art. 548 c.c., comma 2:

Il coniuge cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Il nuovo articolo 337-sexies del Codice Civile.

Assegnazione della casa familiare e affidamento della prole.

A norma dell’art. 337-sexies c.c., riformato dal Decreto Legislativo 154 del 2013:

Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.

La casa familiare è l’immobile al cui interno si svolge la vita familiare e di essa fanno parte anche i mobili, gli arredi e le pertinenze di essa. Non ne fanno invece parte i beni strettamente personali dei coniugi.
Il requisito dell’assegnazione della casa familiare è innanzitutto il collocamento della prole presso il coniuge.

Secondo la prassi giurisprudenziale, la casa familiare va assegnata al coniuge affidatario esclusivo. Qualora l’affidamento dei figli sia congiunto, il giudice dovrà avere riguardo al titolo di proprietà oppure ai diritti di entrambi i coniugi in capo al bene.
Generalmente la casa familiare viene assegnata anche al coniuge che sia semplice collocatario prevalente (ossia nell’ipotesi in cui sia stabilito che la prole viva prevalentemente con esso), anche laddove si tratti di affidamento congiunto.
Per la dottrina dominante non è possibile assegnare la casa coniugale al coniuge che non sia né affidatario, né collocatario, né titolare di alcun diritto reale sul bene immobile.

Dunque, in base a quanto specificato, il fine dell’assegnazione, piuttosto che quello di salvaguardare la posizione del coniuge debole, è quello di tutelare l’interesse della prole a vivere e crescere nell’ambiente in cui sono stati abituati a vivere, senza subire traumi.

L’assegnazione della casa familiare deve essere trascritta ai sensi dell’articolo 2643 c.c. Lo scopo della trascrizione del provvedimento è quello di rendere il diritto dell’assegnatario opponibile ai terzi. La trascrizione di tale diritto non rende però lo stesso un diritto reale, bensì un diritto personale di godimento.

Vi sono casi in cui il diritto all’assegnazione della casa familiare viene meno. Ciò avviene quando:

  • I figli smettono di convivere con il genitore;
  • I figli diventano economicamente indipendenti;
  • Il coniuge assegnatario non abita più nella casa familiare o cessa di abitarvi stabilmente ovvero cambia la propria residenza o domicilio;
  • Il coniuge assegnatario intraprende una convivenza more uxorio nella casa assegnata;
  • Quando il coniuge assegnatario si risposa.
Il disposto dell’articolo 710 del Codice di Procedura Civile.

La modifica delle condizioni di separazione.

L’art. 710 c.p.c. stabilisce che:

le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione.

La modifica in questione può essere avviata con ricorso e può avere ad oggetto l’affidamento della prole, l’assegno di mantenimento, la casa familiare e ulteriori aspetti patrimoniali.

La richiesta di modifica delle condizioni di separazione è ammessa non solo nel procedimento di separazione giudiziale, ma anche in quello di separazione consensuale ovvero su accordo dei coniugi, ad esempio con ricorso congiunto oppure mediante accordo stragiudiziale ed occorre sempre l’assistenza del proprio legale di fiducia.

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