Separazione dei conviventi con figli.

La separazione dei conviventi con figli.

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I conviventi hanno gli stessi diritti delle coppie sposate.

Coppie di fatto: quali diritti?

Oggi le famiglie di fatto sono sempre più numerose. Sono infatti tante le coppie che, sebbene decidano di non sposarsi, mettono su famiglia, perché reputano non necessario formalizzare i propri sentimenti in un contratto.

Due persone vanno considerate conviventi di fatto (o more uxorio) in presenza dei seguenti requisiti:

  • maggiore età;
  • coabitazione: vivere insieme è indispensabile per essere considerati come coppia di fatto, dunque, la residenza deve essere presso il medesimo indirizzo;
  • esistenza di un vincolo affettivo di coppia: ad esempio, due studenti universitari non possono essere definiti conviventi, in quanto deve sussistere un legame sentimentale, non caratterizzato da parentela.

La legge n. 219/2012, entrata in vigore il 1 gennaio 2013, equipara i figli nati da una coppia di conviventi a quelli di una coppia sposata. Ciò comporta che i genitori, sposati o meno, abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri nei confronti dei figli. Dunque, ad esempio, i diritti di una madre non sposata sono uguali a quelli di una madre coniugata.
Inoltre, sono state superate le differenze in materia successoria e quelle relative alla competenza processuale. Secondo la suddetta legge, infatti, il Tribunale ordinario è competente nel risolvere le questioni in ordine all’affido e al mantenimento dei figli sia di coppie coniugate che di fatto.

Dunque, ormai i rapporti tra persone che convivono sono disciplinati dal nostro ordinamento e molti sono i diritti dei conviventi, i quali in passato erano riservati esclusivamente ai coniugi. Ad esempio:

  • in caso di malattia di uno dei due conviventi, l’altro ha diritto di fargli visita, di assisterlo e di accedere alle sue informazioni personali;
  • qualora uno dei due partner venga dichiarato interdetto, inabilitato oppure beneficiario dell’amministrazione di sostegno, l’altro può essere nominato suo tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • qualora cessi la convivenza di fatto e uno dei due ex conviventi versi in stato di bisogno, quest’ultimo ha diritto di ricevere gli alimenti dall’ex partner;
  • nel caso in cui uno dei due partner muore e la morte è cagionata dal fatto illecito di una terza persona, l’altro ha diritto al risarcimento del danno;
  • in caso di morte del convivente che era proprietario della casa familiare, il partner superstite ha diritto di continuare ad abitarvi per 2 anni.

Ma, come accade per le coppie sposate, anche le coppie che convivono possono andare incontro alla separazione. Dunque, anche la famiglia di fatto può subire gli effetti di una separazione.

Per quanto concerne la separazione nella convivenza, è doveroso precisare che la legge n. 76 del 2016 (la cosiddetta legge Cirinnà) non garantisce una tutela adeguata al convivente economicamente più debole. Non è infatti prevista la corresponsione di un assegno di mantenimento a favore del convivente economicamente più svantaggiato, bensì soltanto il diritto agli alimenti da commisurare alla durata della convivenza.
Totalmente diverso è invece il discorso in ordine ai figli e al loro mantenimento.

Anche nella separazione dei conviventi entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli.

Separazione tra conviventi: il mantenimento della prole.

Alla parificazione dei figli nati da una coppia di fatto a quelli legittimi consegue l’applicazione della disciplina sull’affido condiviso, che esprime il cosiddetto principio della bigenitorialità. Ciò vuol dire che la potestà genitoriale viene esercitata da entrambi i genitori.

Poiché i diritti dei figli sono sempre gli stessi, sia per quelli nati dentro il matrimonio, sia per quelli nati fuori, i genitori sono tenuti al mantenimento della prole in ogni caso.

Naturalmente ciascun genitore è obbligato a partecipare al mantenimento della prole proporzionalmente alle sue capacità, a prescindere dal fatto che si tratti di coppie sposate o meno.
Come infatti specifica l’art. 316 bis c.c.:

I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

Nell’ipotesi di separazione dei conviventi con figli, i giudici sono soliti valutare alcuni specifici aspetti:

  • le necessità della prole, vale a dire le spese ordinarie, come cibo, vestiario, cure sanitarie, e tanto altro;
  • tenore di vita dei figli durante la convivenza con entrambi i genitori: l’obiettivo è quello di non portare particolari cambiamenti nelle abitudini della prole;
  • tempo di permanenza del minore presso ciascun genitore;
  • risorse economiche di entrambi i genitori ex conviventi.

Nella maggior parte dei casi, i tribunali stabiliscono che l’assegno deve essere pari ad un quarto del presunto reddito del genitore obbligato.

Inoltre, occorre prendere in considerazione l’esigenza di contribuire al 50% per le spese straordinarie, cioè quelle relative ai bisogni improvvisi e occasionali.

La casa familiare è assegnata al genitore collocatario.

Separazione tra conviventi: l’assegnazione della casa familiare.

Se una coppia di fatto con figlio si separa, la casa familiare viene assegnata al genitore che dovrà vivere assieme al minore.

Difatti, il giudice, tende a tutelare l’interesse dei figli, consentendo a questi ultimi di potere vivere nel posto dove ha sempre vissuto, dunque nel luogo che considera essere casa sua.

Si può chiedere il rilascio dell’immobile esclusivamente quando si verificano le situazioni che seguono, ossia:

  • nel caso in cui il figlio raggiunga l’autosufficienza economica o qualora vengano meno altre necessità abitative della famiglia;
  • se si presenta un bisogno urgente e imprevisto di riavere l’immobile.
Separazione dei conviventi.
La separazione fra conviventi more uxorio è possibile anche senza ratifica del giudice.

La separazione dei conviventi mediante accordo.

Per la separazione tra conviventi con figli l’iter giudiziale non è indispensabile per risolvere i problemi che i conviventi more uxorio devono affrontare. La coppia di fatto può infatti agire anche mediante accordo (separazione di fatto). Se quest’ultimo viene formalizzato in una scrittura privata, ossia senza la ratifica del giudice, esso non vincolerà le parti sul piano giuridico. Conseguentemente, nel caso in cui uno dei due ex conviventi dovesse non osservare le condizioni contenute nell’accordo, l’altro non può pretenderne il rispetto. In caso contrario, ottenuta la ratifica del giudice, entrambi gli ex conviventi avranno in mano un provvedimento avente valore legale e vincolante.

Inoltre, importanti sono anche il contenuto e la formulazione delle diverse clausole dell’accordo: una formulazione vaga o con più interpretazioni potrà, infatti, determinare gravi incomprensioni e, dunque, portare gli ex conviventi a contenziosi futuri.

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