Matrimonio senza sesso.

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Avere rapporti sessuali nel matrimonio è obbligatorio?

Il sesso nel matrimonio rientra fra i doveri dei coniugi.

L’art. 143 c.c., oltre a enunciare i diritti dei coniugi, elenca quelli che sono i doveri cui la coppia va incontro contraendo il matrimonio. Detto articolo, infatti, al secondo comma, stabilisce che:

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Laddove il codice civile cita, tra i doveri del matrimonio, quello della reciproca assistenza morale e materiale, è bene precisare che in esso rientra anche il dovere di intrattenere rapporti sessuali. Dunque, matrimonio e sesso sono strettamente correlati fra loro.

La stessa giurisprudenza di legittimità con la sentenza n. 19112/2012 ha affermato che:

Il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge – poiché, provocando oggettivamente frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner – configura e integra violazione dell’inderogabile dovere di assistenza morale sancito dall’articolo 143 cod. civ., che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca il concetto di comunione coniugale.

Non sono pochi i casi di matrimonio bianco, ossia di matrimonio senza sesso. Capita infatti spesso che uno dei coniugi si rifiuti di avere rapporti sessuali per svariati motivi: ad esempio, per un blocco psicologico, per un problema fisico, ecc., ma la ragione più ricorrente risulta essere la fine del sentimento di amore e di passione che all’inizio del matrimonio nutriva nei confronti dell’altro. Dunque, mentre per alcuni il sesso di coppia è fondamentale, per altri del sesso matrimoniale si può fare anche a meno.

Il sesso tra moglie e marito è obbligatorio sebbene il codice civile non lo affermi espressamente. Tra l’altro, il matrimonio senza sessualità porta frustrazione all’interno della coppia.

Ma cosa rischia il coniuge che vuole un matrimonio senza rapporti sessuali?
Qualora uno dei due coniugi voglia fare sesso e l’altro lo rifiuti, il primo ha la possibilità di chiedere la separazione con addebito.

L’addebito in caso di nozze bianche.

Matrimonio senza sesso: la separazione con addebito.

La separazione con addebito trova la sua disciplina nell’art. 151 c.c., secondo comma:

Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Dunque, l’addebito della separazione può essere chiesto ogniqualvolta vengano violati i doveri che scaturiscono dal matrimonio: ad esempio, in caso di tradimento da parte di uno dei due coniugi oppure quando difettino la coabitazione, la collaborazione, ecc. Anche il matrimonio in bianco è considerato presupposto dell’addebito.

In caso di nozze bianche, il coniuge rifiutato ha infatti il diritto di chiedere al giudice di accertare la intollerabilità della convivenza, dovuta appunto ai costanti rifiuti a intrattenere rapporti intimi da parte dell’altro, e, dunque, di ottenere la separazione legale, facendo addebitare la responsabilità della separazione al coniuge trasgressore.

Il giudice procede alla valutazione dell’addebito a uno dei due coniugi non soltanto sulla base delle prove portate in giudizio (documenti, prove testimoniali, ecc.), ma anche in virtù del complessivo comportamento dei coniugi nel corso della vita coniugale.

Dopo aver provato che la responsabilità della fine del matrimonio è di un coniuge per violazione di uno dei doveri che da esso derivano (in tal caso il rifiuto ad intrattenere rapporti intimi), l’addebito comporta le seguenti situazioni:

  • il coniuge che subisce l’addebito perde il diritto al mantenimento, anche se economicamente più debole rispetto all’altro;
  • non ha diritto di succedere al coniuge con cui si è separato, qualora quest’ultimo dovesse morire;
  • nel caso in cui, invece, il coniuge che subisce l’addebito è anche quello economicamente più forte, l’addebito può anche determinare la sua condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali in favore dell’altro coniuge, per il fatto di aver violato i doveri del matrimonio.

L’addebito può essere richiesto sin da subito con il ricorso per separazione giudiziale, attraverso il quale si apre appunto il processo. I termini processuali per formulare la richiesta di addebito coincidono con la memoria integrativa di cui all’articolo 709 c.p.c., ossia la memoria che viene redatta dopo la prima udienza presidenziale.

Ai fini della valutazione in ordine all’addebito, occorre che le violazioni dei doveri coniugali siano anteriori alla domanda di separazione giudiziale. Non sono infatti rilevanti le violazioni posteriori alla domanda di separazione.

Inoltre, non va trascurato il fatto che la pronuncia di addebito si basa sull’esistenza verificata dal giudice del nesso di causalità fra la violazione e la convivenza divenuta intollerabile e non sulla semplice violazione dei doveri coniugali esposti nell’articolo 143 c.c.

Quanto al caso dei matrimoni bianchi, deve, dunque, esistere un nesso eziologico fra il rifiuto dei rapporti intimi e il fallimento della vita matrimoniale: in altri termini, l’ingiustificata negazione di una normale vita sessuale deve costituire la ragione che ha portato all’intollerabilità della convivenza e, di conseguenza, alla separazione. Infatti, non si può ritenere sussistente un nesso di causalità nel caso in cui la negazione dei rapporti sessuali costituisca la conseguenza di altri motivi che hanno determinato la fine della vita coniugale.

Infine, se il rifiuto di avere rapporti sessuali dipende da altre cause (ad esempio, precedenti atti di violenza oppure un precedente tradimento), in tal caso risulta giustificato e, dunque, non valido ai fini dell’addebito.

Se, ad esempio, dal materiale di prova raccolto durante il processo risulta che il rifiuto di un coniuge ad avere rapporti sessuali è dovuto al precedente tradimento dell’altro, è ovvio che l’addebito della separazione cade sul coniuge infedele. In questo caso, infatti, è proprio il coniuge infedele ad essere stato il primo a porre in essere un comportamento che ha violato i doveri derivanti dal matrimonio ed è a quella precisa condotta che il giudice farà dipendere l’intollerabilità della convivenza ed il successivo rifiuto ai rapporti intimi da parte del coniuge tradito.

Matrimonio senza sesso.
Il divorzio senza separazione in caso di matrimonio non consumato.

Non consumazione e divorzio.

Si può procedere allo scioglimento diretto del matrimonio (divorzio per matrimonio non consumato), ossia senza la necessità di una preventiva separazione, se la coppia non ha mai fatto sesso nel matrimonio.

Inoltre, ai fini del divorzio per matrimonio non consumato non occorre attendere il decorso di alcun termine.

Normalmente, infatti, i coniugi, per divorziare, devono prima separarsi e aspettare:

  • 6 mesi: in caso di separazione consensuale, cioè senza la causa;
  • 1 anno: in caso di separazione giudiziale. Il termine inizia a decorrere dalla prima udienza davanti al Presidente, piuttosto che dalla fine della causa di separazione.

Per ottenere il divorzio per matrimonio non consumato, non occorre che i coniugi siano d’accordo e dichiarino questa circostanza innanzi al giudice. Difatti, l’assenza di rapporti intimi potrebbe essere lamentata anche da uno solo dei coniugi, in contestazione con l’altro, che, invece, asserisce il contrario.
Tuttavia, il coniuge che chiede il divorzio per mancata consumazione dovrà dare dimostrazione di quanto da questi affermato. Ciò, però, non è semplice, in quanto si tratta di fatti che non si verificano in presenza di testimoni. Infatti, nel processo civile le parti in causa non possono testimoniare a loro favore, bensì devono sempre chiedere a terze persone di confermare i fatti.

La miglior prova attraverso cui è possibile dimostrare che il matrimonio non è stato consumato e per la quale, dunque, si può ottenere l’immediato divorzio senza separazione, risulta essere quella relativa alla dimostrazione della verginità della moglie.
Per dimostrare l’illibatezza di quest’ultima, il giudice delega un medico ginecologo, il quale, sottoponendo la donna ad uno specifico controllo, verifica che la stessa non ha mai avuto rapporti intimi.

Nello stesso tempo, tale prova oggigiorno può rivelarsi inutile, dal momento che la donna potrebbe aver perso la verginità prima del matrimonio con un altro uomo. Infatti, fare l’amore prima del matrimonio adesso non rappresenta più un tabù come in passato.

Un’ulteriore prova è quella che riguarda il rilascio di un certificato medico che attesti l’incapacità del marito ad avere rapporti intimi (la cosiddetta “impotenza coeundi”, che sarebbe l’impotenza alla penetrazione). Essa si distingue dalla c.d. “impotenza generandi”, che, sebbene consenta la penetrazione, non permette però di avere figli.

Importante per dimostrare la mancata consumazione è poi senza dubbio la lontananza tra i coniugi, i quali potrebbero non aver mai convissuto sotto lo stesso tetto dal matrimonio. Tuttavia, alcuni giudici sostengono che la semplice mancata coabitazione costituisce soltanto un indizio della mancata consumazione del matrimonio.

Infine, la dimostrazione della mancata consumazione può avvenire anche con altri mezzi, ad esempio per presunzioni (indizi), i quali devono essere gravi, precisi e concordanti.

Sebbene in questi casi non sia possibile ricorrere ad un “testimone oculare” (o  “testimone diretto”), a volte ci si può avvalere del cosiddetto “testimone indiretto” (o “testimone de relato”), che sarebbe chi riferisce ciò che ha sentito dire, piuttosto che ciò che ha visto; queste dichiarazioni però possono costituire delle vere e proprie prove soltanto se suffragate da altri elementi che possano avvalorarne il contenuto.

La mancata consumazione del matrimonio, a differenza dell’annullamento dello stesso, non comporta l’invalidità del matrimonio, bensì soltanto il suo scioglimento; nell’ipotesi di annullamento del matrimonio, infatti, non è possibile richiede un assegno di mantenimento, mentre in caso di divorzio per mancata consumazione, se uno dei due coniugi è economicamente più debole rispetto all’altro, il giudice può disporre la corresponsione di un assegno periodico di mantenimento in suo favore.

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