Chi decide la scuola dei figli dopo la separazione?

Chi decide la scuola dei figli dopo la separazione?

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La decisione della scuola dei figli dopo una separazione, è un argomento spigoloso ma, di norma, anche dopo una separazione, una coppia di genitori deve riuscire a trovare un accordo su quale scuola sia meglio far frequentare ai propri figli.

L’art. 337 del Codice Civile infatti, stabilisce che la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori (a meno che venga stabilito il contrario) anche in caso di separazione.

Il problema sorge quando, ad esempio, i genitori separati si trovano in disaccordo su quale scuola far frequentare ai propri figli.

Cosa accade, dunque, se la madre volesse optare per una scuola e il padre per un’altra?Vediamo di scoprirlo insieme in questo articolo dedicato proprio alla scelta della scuola per figli di genitori separati.

Solitamente in genitori scelgono concordando la soluzione ideale per il proprio figlio venendosi incontro e cercando di prendere la scelta più giusta per la sua educazione.

Ma quando magari la separazione non avviene pacificamente e si hanno idee contrastanti sull’educazione della prole, chi decide?

Chi decide la scuola dei propri figli?

In caso di disaccordo tra le parti cosa succede?

Qualora i genitori separati si trovassero in disaccordo sulla scelta della scuola dei figli, vi è l’intervento necessario di una terza parte che, in questo caso, è un giudice.

Il giudice, a seguito di un’istanza avanzata da uno dei due genitori, fissa quindi un’udienza durante la quale ascolta le ragioni di entrambi i genitori (e del figlio qualora avesse più di 12 anni di età) e prende una decisione sulle motivazioni espresse in udienza.

Come fa il giudice a decidere chi tra i due genitori ha ragione?

Solitamente il giudice tende a preferire la scuola pubblica, qualora ci fosse una diatriba che coinvolga istituti pubblici e privati.
Perché?

La scuola pubblica dovrebbe essere la soluzione in grado di offrire un’educazione liberale e pluralistica che da libertà di espressione di orientamento culturale al ragazzo senza spingerlo obbligatoriamente verso questo o quel modello.

Solo in alcuni casi la scuola privata viene preferita rispetto a quella pubblica, come nel caso in cui ci fossero ragazzi con difficoltà di apprendimento, ragazzi con problemi di inserimento sociale o qualora, la scuola privata offra un particolare indirizzo di studi più incline al ragazzo non presente magari nella scuola pubblica.

Si evince quindi come prevalga sempre l’orientamento volto ad offrire al ragazzo un’educazione che sia quanto più liberale ma anche idonea alle proprie inclinazioni e preferenze favorendogli così un’educazione serena e ottimizzata.

Andando ad analizzare numerose decisioni prese dai giudici in materia nel corso degli anni, la tendenza è quella  di salvaguardare il principio di continuità didattica.

Cosa significa continuità didattica?

Significa che se un figlio ha iniziato un ciclo scolastico presso un istituto, salvo casi straordinari, il giudice sceglierà di fargli concludere sicuramente il ciclo incominciato, prima di considerare un eventuale cambiamento e passaggio ad altra scuola.

Il giudice chiamato a prendere una simile decisione, generalmente non darà molta valenza alle decisioni originariamente prese dai genitori prima che si separassero.

Un esempio piuttosto comune e che ricorre spesso quando due coniugi si separano, è la volontà di almeno un genitore di trasferire il proprio figlio da una scuola privata ad una pubblica.

Questa richiesta in genere è avanzata per una questione prettamente economica ma, affidandosi ad un avvocato esperto in diritto di famiglia, sarà più semplice far valere le proprie motivazioni innanzi al giudice, garantendo al contempo, rispetto e soprattutto tutela per il minore.

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