Cambio della casa familiare.

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Assegnazione della casa familiare: alcuni cenni.

Hai divorziato e il giudice ha assegnato la casa coniugale a tua moglie, la quale adesso, avendo intrapreso una convivenza more uxorio, ha fatto il cambio della casa familiare? In questo articolo ti sarà spiegato nei dettagli come occorre procedere nel caso in cui l’ex coniuge assegnatario voglia rinunciare all’abitazione familiare.

Con l’entrata in vigore del D. Lgs. n. 154 del 28 dicembre 2013, la materia dell’assegnazione della casa familiare trova la sua disciplina nell’art. 337-sexies c.c.

Mentre per alcuni l’assegnazione è un diritto reale simile al diritto di abitazione ex art. 1022 c.c., per altri il diritto di abitazione della casa familiare è assimilato ad un diritto personale di godimento avvicinabile alla locazione o al comodato.

In caso di separazione o divorzio, il giudice può assegnare la casa coniugale (di proprietà di entrambi i coniugi o di uno solo di essi) al genitore con cui la prole andrà a vivere dopo la separazione. Il fine di questo provvedimento è quello di evitare che i figli abbiano ulteriori traumi che potrebbero derivare da un trasloco e dal cambiamento delle abitudini di vita.

La stessa Cassazione ha affermato che l’assegnazione della casa familiare è “giustificata esclusivamente dall’interesse morale e materiale della prole, che ha interesse alla conservazione della comunità domestica”.

Dunque, detto provvedimento è volto ad assicurare al residuo nucleo la continuità delle abitudini domestiche nell’immobile costituente l’habitat familiare.

Inoltre, il provvedimento in questione deve essere emesso dal giudice indipendentemente dalle condizioni economiche del coniuge assegnatario. Non si tratta infatti di una misura finalizzata a sostenere il reddito del coniuge più povero, bensì è rivolta a tutelare i figli minori o i maggiorenni non ancora economicamente autonomi. Dunque, anche in assenza di un assegno di mantenimento, la casa coniugale può essere accordata ugualmente alla moglie.

L’assegnazione della casa coniugale coinvolge anche tutti gli arredi e gli strumenti (ad esempio, elettrodomestici) che la compongono e che ne rendono più agevole il godimento. Quindi il coniuge non assegnatario non può portare con sé la lavatrice anche se l’ha acquistata con i propri soldi.

L’assegnazione della casa familiare presuppone la mancanza di altri diritti (reali o personali) sul bene. In altre parole, si presuppone, che uno dei due coniugi sia proprietario dell’intera casa (o abbia sulla stessa un altro diritto reale) e l’altro non abbia nessun diritto reale sulla medesima.

Revoca del provvedimento di assegnazione e cambio della casa familiare.

Vi sono casi in cui il diritto sulla casa familiare viene meno. Ciò accade precisamente:

  • quando i figli smettono di convivere con il genitore;
  • quando i figli diventano economicamente indipendenti;
  • quando il coniuge assegnatario non abita più nella casa familiare o cessa di abitarvi stabilmente oppure ancora cambia la propria residenza o domicilio;
  • quando il coniuge assegnatario inizia una convivenza more uxorio nella casa assegnata;
  • quando il coniuge assegnatario contrae nuovo matrimonio.

In tutti questi casi il proprietario della casa, che sia stata assegnata all’ex coniuge, può chiedere la revoca del provvedimento di assegnazione al tribunale. Sarà quest’ultimo a valutare la sussistenza delle condizioni per tale revoca e a reimmettere successivamente il legittimo proprietario nell’uso del proprio bene. Dunque, la revoca deve essere disposta dal giudice. La parte non può chiedere il rilascio dell’abitazione o ritornarvi a vivere non appena rileva l’abbandono del tetto da parte dell’ex.

Inoltre, la revoca dell’assegnazione della casa familiare non ha la conseguenza automatica di incrementare l’assegno di divorzio, ma è necessario prima verificare l’effettivo peggioramento della situazione dell’ex assegnatario.

Cambio della casa familiare.

La trascrizione del provvedimento di assegnazione e la sua successiva cancellazione.

Il provvedimento di assegnazione per essere opponibile ai terzi deve essere trascritto, come previsto dall’art. 155 quater c.c., secondo cui:

Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.

Questa norma è stata introdotta, in quanto spesso accadeva che un coniuge concedeva all’altro il diritto di abitazione, ma, dopo la separazione, alienava il bene e il terzo acquirente non riconosceva il diritto di abitazione.

Nell’ipotesi di cambio della casa familiare, occorre procedere alla cancellazione della trascrizione del provvedimento di assegnazione della abitazione familiare.

La cancellazione di una trascrizione è considerata una forma di pubblicità, proprio come l’annotazione positiva. La trascrizione del provvedimento di assegnazione produce effetti fino al venir meno dei presupposti per il quale il provvedimento in questione è stato emesso.

Infatti, la cancellazione della trascrizione può avvenire:

  • con il consenso dalle parti interessate;
  • con una sentenza passata in giudicato.

In alcuni casi, se la cancellazione è correlata all’avveramento di un evento, già indicato nella sentenza che ha dato luogo alla trascrizione, la cancellazione può operare alla realizzazione di quel fatto. Dunque, nel caso in cui non esista un provvedimento espresso che permetta all’interessato di cancellare la trascrizione, essa non potrà essere eseguita.

Il procedimento di cancellazione è identico a quello dell’azione positiva della trascrizione: per procedere bisognerà ottenere un provvedimento giudiziale che ne permetta la cancellazione o una dichiarazione di consensi delle parti interessate, sotto forma di atto pubblico che possa consentire l’operazione.

Successivamente, sarà necessario formare la nota con la quale si chiederà la cancellazione che dovrà essere presentata, insieme al provvedimento autorizzativo e alla quietanza dell’F23 pagato, alla conservatoria competente per territorio. Per eseguire queste attività occorre farsi aiutare da uno studio notarile o da un avvocato esperto in trascrizioni.

Dopo aver consegnato la documentazione agli uffici della conservatoria, spetterà al conservatore eseguire i controlli formali e sostanziali sui documenti, per poi provvedere ad annotare la cancellazione richiesta. Successivamente, occorre ritirare l’avvenuta annotazione, che servirà sia come ricevuta che come prova dell’avvenuta operazione.

Per essere più tranquilli, è possibile effettuare una visura sull’immobile, in modo tale da verificare se l’operazione richiesta al conservatore sia stata correttamente annotata.

È possibile conservare gli effetti del provvedimento di assegnazione, anche quando questa non viene pubblicizzata in conservatoria con la trascrizione. L’efficacia del provvedimento di assegnazione non trascritto durerà nove anni, a decorrere dalla sua emanazione, e non potrà essere scalfito da terzi. Tale ulteriore tutela è prevista per il fatto che l’assegnazione non riguarda la categoria degli obblighi di mantenimento, bensì l’interesse superiore dei figli a conservare la casa dove sono nati e cresciuti.

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