Che cos’è la Blockchain?

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Nel Settembre 2015 193 paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto l’Agenda 2030, impegnandosi su 17 punti comuni per uno Sviluppo Sostenibile. Nessuna povertà, fame zero, parità di genere, sostenibilità sono i temi cardine e proprio di quest’ultima parleremo oggi. Più in particolare vedremo in che modo una nuova tecnologia, la Blockchain, potrebbe essere di grande aiuto per economie e comunità più sostenibili. Ma andiamo per gradi.

Che cos’è la Blockchain?

Si tratta di un registro condiviso e immutabile per la registrazione di transazioni e per il loro tracciamento in una determinata rete di business. Tali reti possono essere pubbliche (come Bitcoin; essendo essenzialmente aperte a tutti richiedono una struttura potente e complessa per la salvaguardia della sicurezza e del buon funzionamento del sistema), private (governate da una singola organizzazione che decreta chi è autorizzato a partecipare), di consorzio (più soggetti condividono la responsabilità della gestione della blockchain).
Queste transazioni possono riguardare beni fisici (come automobili, case, terreni) e beni immateriali (brevetti, copyright, marchi).

La tecnologia Blockchain permette quindi di gestire le informazioni che riguardano questi trasferimenti con:

  • decentralizzazione;
  • trasparenza;
  • tracciabilità;
  • sicurezza;
  • immutabilità.

Queste sue caratteristiche la rendono un elemento adatto a rispondere alle esigenze espresse dalle Nazioni Unite, ma in che modo?

Blockchain, come può esserci utile?

  • Una tecnologia decentralizzata:
    Nelle blockchain le operazioni avvengono senza la necessità di passare attraverso il controllo e l’approvazione di un’autorità centrale (non è questo il concetto chiave di Bitcoin?). Ciò significa che ogni transazione viene autorizzata non da un unico ente governante, ma dalla totalità della rete (in taluni casi dalla maggioranza dei partecipanti). Una tecnologia di questo tipo, che non richiede fiducia nei confronti di un soggetto istituzionale, potrebbe risultare particolarmente efficace nei paesi in via di sviluppo, sui quali in molti casi gravano ancora oggi corruzione e malfunzionamento di pubbliche amministrazioni e governi. Alcuni studi evidenziano che la Blockchain potrebbe rivestire un ruolo cruciale nell’erogazione dei servizi finanziari, con 2 miliardi di persone che ancora non ne dispongono. Infatti, i cittadini avrebbero modo di gestire il proprio portafoglio senza fare riferimento a banche e istituzioni e aumenterebbero i flussi di investimenti, prestiti e assicurazioni dal resto del mondo verso le unbanked populations.
  • Trasparente e tracciabile:
    Il fatto, che all’interno di una blockchain, le informazioni riguardanti le transazioni compiute siano interamente a disposizione di tutti i membri, fa sì che questa tecnologia si possa applicare a una moltitudine di processi. In un mondo che, quantomeno, sembrerebbe andare in direzione di acquisti più sostenibili (secondo Forbes il 60% dei consumatori è propenso ad acquistare prodotti sostenibili) la possibilità di verificare tutte le fasi che hanno portato i prodotti e i suoi componenti alle nostre mani pare l’ideale. Non è utopico immaginare di poter tracciare il pesce dal momento e dal luogo della pesca fino ad arrivare alla nostra tavola; così come non lo è pensare di poter verificare autonomamente l’effettiva provenienza dei prodotti agricoli e i procedimenti con cui vengono trattati (un’applicazione di questo tipo avrebbe, plausibilmente, effetti benefici anche sul settore). Nel 2018 un progetto appoggiato, tra le altre, da Apple e Samsung ha iniziato a tracciare, attraverso l’utilizzo di una blockchain, il cobalto: dalle miniere in Congo (il più grande estrattore al mondo) alle batterie agli ioni di litio dei nostri smartphone e dei veicoli elettrici. È forse superfluo osservare che iniziative del tipo non sono chicche apprezzabili solo da una stretta nicchia di appassionati tecnologici, ma hanno un peso politico e sociale molto importante. Per esempio, il fine ultimo di Apple e delle altre grandi aziende che hanno partecipato al progetto era quello di rispondere alla crescente pressione mediatica per verificare che i materiali utilizzati non provenissero da stabilimenti che violassero i diritti dei lavoratori e che soprattutto le risorse non venissero estratte da bambini.
  • Sicura e immutabile:
    La sicurezza di questa tecnologia deriva dal fatto che le informazioni sono protette crittograficamente e che le operazioni registrate vengono condivise all’intero sistema. Per capirci, in un sistema centralizzato a un hacker sarebbe sufficiente violare l’ente governante (ad esempio la banca centrale di un paese) per ottenere dati e informazioni degli utenti che vi si rivolgono. Con la blockchain le informazioni sono condivise e lo storico delle transazioni è accessibile a tutti i membri della rete: per hackerare un sistema di questo tipo sarebbe necessario violare contemporaneamente tutte le copie del registro, possedute da tutti i partecipanti alla blockchain. Verosimilmente impossibile.

Al netto di ciò e di ulteriori tecnicismi che rendono la blockchain un rivoluzionario paradigma per la gestione dei dati, si possono ipotizzare importanti applicazioni pratiche di questa tecnologia. Una fra tutte, la creazione di un sistema per fornire documenti di identità a chi non ne possiede.
Al mondo sono infatti 1,1 miliardi di persone a non disporre di documenti identificativi, con pesanti conseguenze sulla difficoltà con cui queste persone possono accedere a servizi sanitari, lavoro, diritti di voto e di proprietà. Metodi simili sono stati utilizzati recentemente per l’identificazione dei rifugiati, in modo da poter gestire efficacemente i sostegni economici a loro destinati.

Che cos’è la Blockchain?

Quali sono le effettive applicazioni ad oggi?

La città di Stoccolma sta implementando un sistema di monitoraggio del sistema idrico che trasmetta comunicazioni in tempo reale ai cittadini riguardo a condizioni non sicure dell’acqua e potenziali fonti di inquinamento.

Il Jefferson Project per il lago George dello Stato di New York prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio della qualità e del movimento delle acque. Questo permetterà all’amministrazione di prendere decisioni di politica ambientale più consapevoli.

Conclusioni.

Il passo compiuto dalla blockchain, da materia “oscura” nota ai soli esperti informatici a strumento fondamentale per lo sviluppo delle società del XXI Secolo, sembra rispondere dunque all’agenda definita dall’ONU per uno sviluppo sostenibile da qui al 2030. Il percorso però è ancora lungo e sarà importante osservare le nuove opportunità di utilizzo di questa tecnologia. Interessanti saranno anche le eventuali applicazioni concrete delle blockchain da parte dei governi per attuare nuove politiche ambientali, rese sempre più necessarie dai risvolti negativi dovuti al cambiamento climatico.

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