La riduzione di capitale sociale

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Profili generali della riduzione di capitale sociale.

Una delle operazioni più rilevanti per la vita di una società è la riduzione del capitale sociale.
Per le società di capitali l’operazione in oggetto comporta delle conseguenze diverse, anche sul piano della procedura da seguire, a seconda del tipo di riduzione posta in essere.
La riduzione di capitale, infatti, può essere di due tipi:
  • Reale (o volontaria);
  • Nominale (o per perdite).
Nella riduzione reale la società riduce volontariamente il suo capitale con una corrispondente riduzione del patrimonio sociale; si ha, dunque, una reale diminuzione del patrimonio della società che può essere determinata dalle più varie ragioni  (ad esempio perché questo è esuberante rispetto alle esigenze della società).
Nella riduzione nominale, invece, non c’è una diminuzione effettiva del patrimonio sociale ma ci si limita ad adeguare la cifra nominale del capitale all’effettivo patrimonio che, per perdite, di fatto si è già ridotto.
Nella riduzione reale la parte di capitale ridotta viene quindi restituita ai soci (anche sotto forma di liberazione dagli obblighi di versamento ancora dovuti) per cui la riduzione è “reale” cioè effettiva.
Nella riduzione per perdite, invece, la società di fatto ha già subito la diminuzione patrimoniale per cui non vi è alcun importo da restituire ai soci. La riduzione è,  quindi, solo “nominale” perché effettivamente è già avvenuta.

La riduzione volontaria del capitale sociale.

La riduzione volontaria del capitale sociale è disciplinata per le spa dall’art. 2445 c.c. e per le srl dall’art. 2482 c.c.
La riduzione può avvenire sia con la liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti, sia con il rimborso di capitale ai soci.
Un’altra modalità non espressamente prevista dal codice, ma comunemente ammessa, è anche quella della riduzione mediante passaggio di capitale a riserva.
Si tratta, in sostanza, dell’ipotesi inversa dell’aumento gratuito di capitale che avviene, appunto, col passaggio di riserve disponibili a capitale.
Nelle SPA l’art. 2445 c.c. prevede che l’avviso di convocazione dell’assemblea deve indicare le ragioni e le modalità della riduzione; la stessa condizione non è,  invece, prevista in tema di srl e, come evidenziato dalla Massima n. 35 del Consiglio Notarile di Milano, ciò significa che nelle srl “la riduzione effettiva del capitale può essere deliberata senza indicarne motivazioni e fini.”
L’esecuzione della delibera di riduzione, sia nelle spa che nelle srl, può avvenire solo dopo 90 giorni dall’iscrizione della delibera nel registro delle imprese.
Durante tale termine i creditori sociali anteriori alla detta iscrizione possono fare opposizione innanzi al Tribunale il quale può,  comunque, autorizzare l’operazione di riduzione se ritiene infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori oppure se la società ha prestato idonea garanzia.
In sostanza, decorso il termine di 90 giorni dall’iscrizione della delibera di riduzione nel Registro delle Imprese può accadere che:
  • Nessun creditore ha presentato opposizione, per cui la delibera può essere eseguita, depositando nel Registro delle Imprese apposita comunicazione da parte dell’amministratore della società;
  • I creditori sociali hanno presentato opposizione, per cui bisognerà attendere l’esito del relativo giudizio per poter eseguire la delibera;
  • I creditori sociali hanno presentato opposizione ma il Tribunale ritiene infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori oppure la società ha prestato idonea garanzia, in questo caso si potrà comunque eseguire la delibera di riduzione.

La riduzione nominale per perdite.

Durante la vita della società può accadere che questa subisca delle perdite.
Non sempre, però, tali perdite incidono sul capitale sociale tanto da dover costringere la società ad adottare i relativi provvedimenti di legge.
Infatti, se le perdite non sono superiori al terzo del capitale sociale, queste sono ritenute cd. “perdite fisiologiche” che non richiedono alcun intervento.
Se, invece, le perdite sono superiori al terzo del capitale sociale allora è necessario attivare la procedura prevista dagli artt.  2446 e 2447 c.c. per le SPA e dagli artt. 2482 bis e 2482 ter c.c. per le SRL.
In particolare, se le perdite sono superiori al terzo del capitale sociale ma questo non scende al di sotto del limite di legge previsto, si applica l’articolo 2446 e 2482 bis c.c.
Pertanto:
  • Gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea della società;
  • All’assemblea deve essere sottoposta una relazione degli amministratori sulla situazione patrimoniale della società (con le osservazioni del collegio sindacale, in ogni caso per le SPA e nei casi previsti dall’art 2477 c.c. per le SRL). Copia di tale relazione deve essere depositata nella sede sociale almeno 8 giorni prima dell’assemblea affinché i soci possano prenderne visione;
  • L’assemblea deve adottare gli opportuni provvedimenti, che nella sostanza consistono o in una riduzione di capitale nominale (che in tale caso non è propriamente obbligatoria né volontaria, per cui generalmente si usa per tale riduzione il termine di “riduzione facoltativa“) oppure si rinviano a nuovo le perdite. In tale ultimo caso, se entro l’esercizio successivo la perdita non è diminuita a meno di un terzo, deve essere convocata l’assemblea per l’approvazione del bilancio e per la riduzione nominale del capitale (che in tale caso diventa, dunque, obbligatoria).
Se, però,  le perdite della società non solo sono superiori al terzo del capitale sociale, ma questo si riduce al di sotto del limite legale (o si determina l’azzeramento del capitale o addirittura questo scende al di sotto dello zero) allora la disciplina applicabile è quella dell’art. 2447 e 2482 ter c.c.
Gli amministratori, pertanto, devono convocare senza indugio l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento ad un cifra non inferiore al minimo (senza, quindi, poter attendere l’anno di grazia) oppure per deliberare la trasformazione della società.
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