Negoziazione assistita.

Negoziazione assistita.

Indice

Chiudi
La Legge n. 162/2014.

Negoziazione assistita: cos’è?

Se non sai cos’è la negoziazione, sebbene più volte tu ne abbia sentito parlare, in questo articolo ti verrà spiegato tutto il procedimento dettagliatamente.

La negoziazione assistita è l’istituto creato per la risoluzione alternativa delle controversie. Alla base della negoziazione assistita vi è in un contratto (accordo) con cui le parti si impegnano formalmente a risolvere in via amichevole le controversie attraverso l’assistenza di avvocati.

L’istituto in questione è stato introdotto nel nostro ordinamento con il d.l. n. 132/2014 (decreto giustizia), successivamente convertito nella legge n. 162/2014, al fine ridurre la mole di processi civili nelle aule dei tribunali, nonché permettere alle parti interessate di giungere ad una definizione più veloce, efficace ed anche economica, di controversie particolarmente complesse.
Dunque, la negoziazione rappresenta un’alternativa stragiudiziale a quella che è la tradizionale modalità di risoluzione dei conflitti.

Se da un lato con la negoziazione assistita si cerca di attenuare l’afflusso dei processi, dall’altro tale istituto viene utilizzato per ottenere la separazione consensuale oppure il divorzio congiunto alla sola presenza di un legale per ciascun coniuge, senza ricorrere al Tribunale.

Nella negoziazione assistita l’accordo delle parti deve essere redatto in forma scritta.

La convenzione di negoziazione.

L’accordo con il quale le parti in lite concordano di cooperare in buona fede e lealtà, allo scopo di risolvere in via bonaria una controversia, attraverso l’assistenza di avvocati, che siano regolarmente iscritti all’albo oppure che facciano parte dell’avvocatura per le pubbliche amministrazioni, prende il nome di convenzione di negoziazione o convenzione assistita.

A norma dell’art. 2 del d.l. n. 132/2014, detto accordo deve indicare sia il termine concordato dalle parti per espletare la procedura, il quale non può essere inferiore a 30 giorni e superiore a 90, sia l’oggetto della controversia, che non può concernere né i diritti indisponibili, né materie di lavoro.

Quanto alla forma, la convenzione va redatta, a pena di nullità, in forma scritta e deve essere conclusa con l’assistenza di uno o più legali, che certificano l’autografia delle sottoscrizioni apposte all’accordo sotto la propria responsabilità professionale.

Le fasi della procedura di negoziazione assistita.

Il procedimento di negoziazione assistita.

Per quanto riguarda il procedimento (procedura di negoziazione assistita), la prima fase è relativa all’informativa da parte del legale al proprio cliente sulla possibilità di ricorrere alla convenzione per la risoluzione della controversia.
La parte che dà inizio al procedimento di negoziazione assistita, attraverso il proprio avvocato, invia alla controparte, l’invito (invito alla negoziazione assistita) a stipulare la convenzione di negoziazione.

Occorre che l’invito sia sottoscritto e che contenga l’indicazione dell’oggetto della controversia. Esso deve contenere anche l’avvertimento che, in caso di mancata risposta entro un mese oppure di rifiuto, ciò potrebbe ben costituire un motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. e di esecuzione provvisoria ex art. 642 c.p.c.
L’invio della comunicazione che contiene l’invito a partecipare alla negoziazione assistita ha pure l’effetto di interrompere il decorso della prescrizione e la decadenza.

A questo punto, se la controparte accetta l’invito, avrà inizio il vero e proprio procedimento di negoziazione assistita, il cui esito potrà essere positivo o negativo.
Nel caso in cui le parti, assistite dai propri avvocati, non siano in grado di trovare un’intesa, saranno gli stessi legali designati a dover redigere la dichiarazione di mancato accordo.
Se invece le parti riescono a raggiungere l’accordo, quest’ultimo dovrà essere sottoscritto dalle parti stesse e dai loro legali, ai quali spetterà certificare l’autografia delle firme, nonché la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

L’accordo costituisce titolo esecutivo e, ai fini dell’iscrizione di ipoteca giudiziale, è necessaria la sua trascrizione integrale nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma, c.p.c.

Negoziazione assistita.
L'esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

La negoziazione obbligatoria.

Quella di cui si è parlato finora è la negoziazione facoltativa.
Particolare importanza, accanto ad essa, riveste anche la negoziazione obbligatoria, la quale è prevista dal nostro ordinamento per le azioni che riguardano il risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti e per le domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme, a condizione che non eccedano 50.000 euro e non riguardino controversie assoggettate alla disciplina della cosiddetta “mediazione obbligatoria”.

Nei casi appena esposti, l’art. 3 del d.l. n. 132/2014 stabilisce che:

L’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

L’improcedibilità va eccepita, non oltre la prima udienza, dal convenuto, a pena di decadenza, oppure rilevata d’ufficio dal giudice.
Nell’ipotesi in cui la negoziazione assistita abbia già avuto inizio, senza però essere giunta a conclusione, il giudice dovrà fissare l’udienza successiva dopo la scadenza del termine fissato dalle parti per la durata della procedura di negoziazione e indicato nella convenzione stessa.

Nel caso in cui invece la negoziazione non sia stata ancora esperita, il giudice deve provvedere alla fissazione dell’udienza successiva ed assegnare contestualmente alle parti un termine di quindici giorni per la comunicazione dell’invito.
Se l’invito viene rifiutato oppure o in caso di mancata risposta entro un mese dalla ricezione, oppure ancora se è decorso il termine per la durata della negoziazione concordato dalle parti, la condizione di procedibilità è da ritenersi avverata.

Attraverso la negoziazione assistita i coniugi possano raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale o di scioglimento del matrimonio.

La negoziazione assistita in materia di separazione e di divorzio.

La negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio trova la sua disciplina nell’art. 6 del II capo del decreto giustizia. La disciplina in questione prevede che attraverso la convenzione di negoziazione assistita i coniugi possano arrivare ad una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o divorzio fissate in precedenza.

L’applicazione della procedura è prevista sia in assenza che in presenza di figli minori o di figli maggiorenni, incapaci, portatori di handicap grave oppure non economicamente autonomi.

Nella prima ipotesi, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita è sottoposto al vaglio del procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, qualora non ravvisi irregolarità, comunica il nullaosta ai legali.

Nella seconda ipotesi invece il pubblico ministero, al quale deve essere trasmesso l’accordo concluso entro il termine di 10 giorni, lo autorizza esclusivamente qualora lo stesso sia rispondente all’interesse della prole.

Se, al contrario, il procuratore ritiene che l’accordo non è corrispondente agli interessi dei figli, entro 5 giorni lo trasmette al presidente del tribunale, il quale, nel termine massimo di un mese, dispone la comparizione delle parti, provvedendo senza ritardo.

Dopo l’autorizzazione, l’accordo, nel quale i legali devono indicare di aver esperito il tentativo di conciliazione tra le parti, comunicando loro la possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti in materia.

Una volta sottoscritta la convenzione di negoziazione, l’avvocato della parte deve trasmetterne copia autenticata, contenente le relative certificazioni, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto per tutti gli adempimenti successivi necessari, e tutto questo entro 10 giorni, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro.

I poteri e gli obblighi degli avvocati.

Il ruolo dei legali nella negoziazione assistita.

In ambito di negoziazione assistita, agli avvocati vengono conferiti specifici poteri ed attribuiti una serie di obblighi ai quali gli stessi devono attenersi in maniera scrupolosa per non incorrere in illeciti disciplinari e deontologici.

Oltre all’obbligatorietà dell’assistenza di uno o più legali, agli avvocati sono attribuiti poteri di autentica e di certificazione delle sottoscrizioni autografe delle parti, della dichiarazione di mancato accordo e della conformità della convenzione alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Inoltre, a norma dell’art. 2, comma 7, del d.l. n. 132/2014:

È dovere deontologico per gli avvocati informare il cliente all’atto del conferimento dell’incarico della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.

Al contempo, l’art. 9 fissa  il dovere per gli avvocati  di comportarsi secondo lealtà e di tenere riservate le informazioni ricevute nel corso della procedura, non potendole utilizzare nell’eventuale giudizio avente il medesimo oggetto, né potendo le stesse costituire oggetto di deposizione da parte dei difensori.

Da non dimenticare poi gli obblighi procedurali di cui all’art. 11, secondo cui i difensori sono tenuti a trasmettere, a fini di raccolta dati e monitoraggio, copia dell’accordo raggiunto a seguito di negoziazione al proprio Consiglio dell’ordine ovvero a quello del luogo dove l’accordo stesso è stato concluso, e, infine, gli obblighi dettati all’art. 6, comma 4, il quale stabilisce che l’avvocato della parte deve trasmettere entro 10 giorni la copia dell’accordo di negoziazione in materia di separazione e divorzio all’ufficiale dello stato civile del Comune, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 2.000 a 10.000 euro.

Mentre la violazione delle prescrizioni costituisce illecito disciplinare, è invece illecito deontologico per il legale impugnare un accordo alla cui redazione ha partecipato.

Qual è il costo della negoziazione assistita?

I costi della procedura e i modelli (fac simili).

Le norme che disciplinano il procedimento di negoziazione assistita non specificano quali sono i costi per il ricorso all’istituto. Di conseguenza, dovrai procedere a chiedere al tuo legale di fiducia un preventivo scritto in ordine alle spese che dovrai sostenere.

Per quanto concerne invece i modelli per la redazione dell’invito alla negoziazione assistita, sul web puoi trovare una serie di facsimili, fra cui quelli pubblicati dal CNF, scaricabili anche in pdf.

Vota questo post


    Raccontaci cosa ti è successo.

    Hai bisogno di una consulenza legale? Inviaci un messaggio e paga il contributo. In meno di 24 ore riceverai una risposta.

    contact_form_scroll

    captcha


    Questo articolo ti è risultato utile? Lascia un voto!
    Quello che pensi per noi è molto importante.



    Vota questo post



    Articoli correlati