Insulti su Facebook.

Insulti su Facebook? 2000 euro di multa!

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Quando la maleducazione costa cara.

Insulti su Facebook? 2000 euro di multa!

Il Tribunale di Roma condanna un carabiniere per una parolaccia su Facebook. Vediamo perché.

Gli scambi di opinione non dovrebbero mai travalicare l’educazione e il rispetto, men che mai su Facebook: il Tribunale Ordinario di Roma, infatti, con la sentenza 2875/2020, pubblicata il 10/02/2020, ha condannato un uomo per aver utilizzato il termine “vaffanculo” in un commento a un post su Facebook.

I giudici, convenendo che l’espressione possa essere considerata ingiuriosa e volgare, condannano il maleducato al riconoscimento di 2000 euro a titolo risarcitorio, stabilendo così un netto distinguo fra diritto di critica e l’insulto gratuito. Gli insulti su Facebook talvolta costano caro. Bisogna, quindi, star molto attenti a come si parla con gli estranei, anche perché la denuncia per insulti è sempre dietro l’angolo. Se stai invece cercando informazioni sulla “denuncia per diffamazione su Facebook” non ti resta che leggere l’articolo di approfondimento appositamente segnalato.

Ma cosa è successo?

Il prologo del “vaffa” su Facebook finito in Tribunale.

Tutto inizia con un post in cui l’autore scrive un’aspra lettera aperta al Presidente della Repubblica Mattarella, nella quale gli rimprovera l’operato e lo disconosceva come suo presidente. Un carabiniere, indispettito dal testo, risponde in questo modo: “Ma vaffanculo…Tu non sei nemmeno degno di leccare i piedi a Mattarella”.

Risentito dai toni del carabiniere, l’autore del post lo cita in giudizio, chiedendo un risarcimento danni in seguito alle offese su Facebook. Ma l’avvocato dell’uomo rigetta le richieste risarcitorie, ribadendo che il commento scurrile fosse una semplice e legittima risposta, suscitata dal post, altamente lesivo della figura del Presidente della Repubblica.

Si può criticare liberamente qualcuno?

Diritto di critica vs diritto alla reputazione.

Il Tribunale, nell’esaminare la controversia, parte da quello che ritiene essere l’indispensabile bilanciamento fra il diritto di manifestare liberamente ciò che si pensa, e il diritto al mantenimento della reputazione.

Per far ciò, si ricollega a un pronunciamento della Cassazione, il 48553/2011, in cui si sostiene che “Sebbene il diritto di critica abbia confini più ampi del diritto di cronaca, affinché non si configuri la diffamazione è necessario che il giudizio, anche severo e irriverente, sia collegato col dato fattuale dal quale il “criticante” prende spunto”. Insomma, è possibile criticare chiunque, a patto che ci si basi su fatti concreti e non si scada nella volgarità e nell’ingiuria.

E analizzando il post di Facebook che ha scatenato la lite fra i due uomini, rileva che in nessun momento il testo risulti violento o volgare e che, anzi, la feroce critica al Presidente Mattarella, sia stata costruita su fatti concreti e inconfutabili.

Stessa cosa non si può dire per il commento del convenuto, a cui non può nemmeno essere riconosciuta l’attenuante della provocazione, dal momento che il post da cui prende spunto la vicenda era rivolto al Capo dello Stato e non a lui stesso. Ma vediamo cosa ha deciso in merito il Tribunale di Roma.

La motivazione del giudice.

L'insulto non valuta un fatto.

Il Giudice, dopo aver analizzato attentamente il post di facebook e il commento incriminato dal quale è scaturita la denuncia per insulti, ha deciso di condannare il convenuto, ritenendo che il “vaffanculo”, quand’anche sdoganato da un uso diffuso, rimane a tutti gli effetti un insulto, volgare e denigratorio, “non coperto dall’ombrello del diritto di critica”.  Per questo motivo ha condannato il carabiniere a corrispondere un risarcimento di euro 2000, a titolo risarcitorio nei confronti dell’autore del post.

Vale la pena di osservare come il Tribunale di Roma abbia voluto sanzionare solo il termine in questione e non tutto il resto del testo, che sebbene fosse caratterizzato da acredine e disprezzo, non conteneva palese denigrazione, né prefigurava minacce di alcun tipo.

I soli 2000 euro di risarcimento sono stati stabiliti in base alla considerazione che, sebbene il termine possa ritenersi a tutti gli effetti un’ingiuria volgare e denigratoria, sicuramente non ha causato all’attore “una qualunque flessione della considerazione di cui gode nel mondo accademico o dell’avvocatura”. Quindi, 2000 euro sono sufficienti per ristorare il danno subito in seguito al “vaffanculo su Facebook”.

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