Come cambiare sesso in Italia: tutta la procedura.

La procedura del cambiamento di sesso in Italia.

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Cambio di sesso: perché?

Cambiamento di sesso: in cosa consiste?

In Italia e nel mondo in generale vi sono tanti trans uomo e trans donna, meglio identificati come soggetti transessuali. È transessuale colui o colei che, non accettando il proprio sesso, si identifica in quello opposto, vivendo in tal modo un disagio che può essere risolto modificando le caratteristiche che derivano dal sesso di nascita mediante il ricorso agli strumenti che la medicina mette a disposizione.

Il transessualismo si distingue in primario e secondario: il transessualismo primario consiste nella convinzione di appartenere al sesso opposto insita sin dall’età infantile, mentre il transessualismo secondario si manifesta attraverso comportamenti, come il travestitismo, e non porta necessariamente alla richiesta di un intervento chirurgico.

Diverso dall’individuo transessuale è invece il soggetto transgender che viene identificato come il transessuale non operato agli organi riproduttivi.

Il cambiamento di sesso porta all’attribuzione del sesso diverso rispetto a quello geneticamente ricevuto alla nascita. Ciò avviene ricorrendo alla cosiddetta ri-attribuzione chirurgica di sesso (anche conosciuta come “RCS” o in inglese “Sex Reassignment Surgery-SRS“), che deve essere autorizzata con sentenza, in quanto comporta l’asportazione degli organi genitali. Tale intervento è vietato qualora si riscontrino patologie organiche che possano in qualche modo ledere l’integrità della persona.

Sebbene nel corso della storia la transessualità abbia attraversato parecchi alti e bassi, oggi è stata finalmente accettata e riconosciuta. Il termine tecnico usato dall’Oms è Disforia di Genere, che sembra sia un disturbo psicologico e non fisico, per il quale è necessario uno specifico trattamento multidisciplinare che culmina, appunto, con l’azione chirurgica di riassegnazione sessuale.

È doveroso, a questo punto, sottolineare come in realtà il concetto stesso di “disturbo psicologico” strida fortemente con quello che per noi è semplicemente “libertà di esplicare la propria persona”.
Pur essendo consapevoli di non avere competenze mediche, possiamo affermare, in quanto avvocati e cittadini di questo mondo, che non vi è alcun disturbo nello scegliere come apparire (ricordiamoci che il medioevo è passato da un bel pò di tempo).

In base a quanto sostenuto dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere, attualmente le cause della transessualità sembrano non essere definite. Dal punto di vista scientifico, secondo alcuni esperti vi sarebbero alla base delle cause genetiche o correlate al funzionamento del cervello che appunto influiscono sulla transessualità di un soggetto.

È inoltre doveroso sottolineare che seppur la transessualità non sia un disturbo psichico, il percorso di riassegnazione sessuale può essere molto difficile e causare disagio e sofferenza, pertanto il supporto psicologico è importante, oltre che necessario, per sentirsi supportati in questa delicata fase della propria esistenza.
Nonostante ciò, sono tanti i transessuali che vivono la terapia psicologica come un obbligo e non come un vero e proprio aiuto. L’incontro con gli specialisti ha un doppio fine diagnostico e valutativo, per sostenere la persona e valutare i motivi che la portano ad intraprendere tale percorso.

Nel nostro Paese la riassegnazione di sesso è ammessa dalla Legge 14 aprile 1982, n. 164 (“Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”).

Il primo step per la RCS.

I requisiti per essere sottoposti alla RCS attraverso il SSN.

Per sottoporsi ad un intervento chirurgico di riassegnazione di sesso con il SSN (operazione per cambiare sesso), occorre possedere alcuni requisiti specifici. Più precisamente, è necessario:

  • Maggiore età;
  • 6 mesi di terapia presso uno psicoterapeuta;
  • Certificato che dimostri la diagnosi di “Disforia di Genere” e autorizzi l’intervento. Questa autorizzazione viene rilasciata da un tribunale;
  • Trattamento ormonale sotto supervisione di un endocrinologo e test pre-operatori;
  • Consenso informato firmato dalla persona interessata. Il consenso informato non è altro che un documento comune a tutti gli interventi chirurgici contenente informazioni riguardanti i rischi, le complicazioni e l’irreversibilità dell’intervento.
Come fare per essere autorizzati all’operazione chirurgica?

Cambio di sesso: l’autorizzazione all’operazione chirurgica.

A norma dell’art. 31 del D. Lgs. n. 150/2011, comma 4:

Quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato.

Il ricorso può essere presentato da:

  • italiani residenti in Italia;
  • italiani residenti all’estero, che siano iscritti all’AIRE;
  • stranieri aventi cittadinanza italiana;
  • stranieri senza cittadinanza italiana, se nel loro paese non è ammessa o è stata negata, a causa di violazione di diritti umani, la rettificazione del sesso.

Il ricorso può anche essere presentato dai genitori di minori di età italiani, dal momento che negli ultimi anni sono stati registrati casi di cambio sesso di minori.
Il ricorso deve essere necessariamente depositato da un avvocato (avvocato per cambiare sesso).
Il Tribunale competente per territorio è quello del luogo in cui il transessuale risiede.

Inoltre, con la nuova legge, ora è ammesso anche il deposito telematico del ricorso, dei documenti e di tutti gli atti processuali. Ciò consente ad un avvocato di poter assistere le persone transessuali in tutte le province d’Italia.

Al ricorso vanno allegati:

  • perizia psicologica, contenente la diagnosi di disforia di genere;
  • perizia endocrinologica, con prescrizione della cura ormonale già iniziata;
  • certificato di stato libero, che occorre per dimostrare di non aver contratto matrimonio;
  • certificato di residenza, necessario al fine di dimostrare la competenza territoriale del tribunale.

Per gli stranieri o gli italiani iscritti all’AIRE occorre allegare ulteriori documenti relativi alla residenza AIRE o all’ottenimento della cittadinanza. Inoltre, le perizie straniere possono essere tradotte in italiano, dunque, non occorre rifarle in Italia.

Infine, l’avvocato esperto in cambio sesso, può depositare altri documenti, in modo da evitare che il giudice possa fare inutili rinvii di udienza per chiedere una nuova documentazione.

Dunque, per ottenere l’autorizzazione chirurgica per il cambio di sesso, il richiedente deve rivolgersi al Tribunale di residenza, che può disporre una consulenza volta ad accertare le condizioni psico-sessuali del soggetto interessato e nominare un consulente tecnico d’ufficio, il quale effettua alcuni incontri con la persona che ha richiesto la rettificazione, oltre a svolgere una serie di indagini ed a preparare una relazione scritta. A sua volta, il richiedente può scegliere un proprio consulente tecnico di parte.

In tale fase, sebbene non sia specificato dalla legge, il percorso di natura psicologica cui andrà incontro la persona interessata, è importante ed è considerato essenziale dalle strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli “Standard italiani sui percorsi di adeguamento dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere” e dalle più importanti organizzazioni internazionali.

Cambio sesso in Italia.
Il ruolo del medico curante, dello psicologo, dell’endocrinologo e del chirurgo plastico.

Cambio di sesso: il supporto medico.

I principali medici specialistici che il transessuale deve consultare prima di effettuare la RCS sono:

  • Il medico curante: innanzitutto occorre consultare il proprio medico di base per spiegare la propria situazione sicché lo stesso possa indirizzare il soggetto verso il centro specialistico più vicino alla propria provincia di residenza.
  • Lo psicoterapeuta: questo esperto accompagnerà il transessuale in tutto il percorso dandogli supporto nel corso delle diverse fasi della transizione. In Italia questa terapia è obbligatoria per almeno sei mesi prima di ricorrere alla ri-attribuzione chirurgica di sesso.
  • L’endocrinologo: si tratta dello specialista che dovrà prescrivere la terapia ormonale. Si potrà iniziare ad assumere ormoni dopo sei mesi di terapia psicologica. La cura in questione verrà concordata con il medico in base ai risultati ai quali si vuole arrivare. Gli ormoni assunti attraverso dei farmaci avranno la funzione di inibire la produzione delle sostanze ormonali naturalmente prodotte dall’organismo, che determinano le caratteristiche fisiche genetiche.
  • Il chirurgo plastico: dopo aver superato i suddetti tre passaggi ed aver ottenuto l’autorizzazione del Tribunale, si potrà effettuare una RCS. Non tutte le persone transessuali decidono di sottoporsi all’intervento: infatti, in alcuni casi, i risultati che si ottengono con la terapia ormonale sono soddisfacenti a tal punto che il transessuale decide di non continuare con la ri-attribuzione chirurgica di sesso.
Tutto l’iter chirurgico per il cambiamento di sesso, compresa la terapia ormonale.

La cura ormonale e l’intervento chirurgico.

Trascorsi i sei mesi di terapia presso lo psicoterapeuta, il soggetto, in accordo con il medico, può decidere di effettuare una specifica terapia ormonale, la quale consentirà di modificare i caratteri sessuali terziari, vale a dire mascolinizzare o femminilizzare i tratti somatici del viso.

Sebbene per effettuare le terapie ormonali non occorra l’autorizzazione, esse devono ugualmente avvenire secondo le procedure previste dagli “Standard per il percorso di adeguamento di sesso adottati dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere”.

Ma come cambiare sesso? L’iter chirurgico è piuttosto lungo e complicato. Quanto all’operazione per diventare donna, si procede con la mammoplastica additiva, che sarebbe l’introduzione di una protesi e con vaginoplastica, ossia asportazione degli organi riproduttivi originari e ricostruzione di una nuova cavità ricavata fra retto e vescica. Ulteriori interventi sono la riduzione del pomo d’Adamo, l’eliminazione della barba e l’asportazione delle ultime due costole per donare al corpo una forma più femminile.

Quanto invece all’operazione per diventare uomo, essa è ancora più complessa. In una prima fase si procede con una Adenectomia sottocutanea attraverso una riduzione del volume mammario alla quale si aggiunge l’asportazione chirurgica della ghiandola mammaria e della cute eccedente. Successivamente si procede con l’Istero–annessectomia, cioè mediante un unico intervento chirurgico vengono asportati utero e ovaie e infine si procede con la Falloplastica, che sarebbe la costruzione di un organo a forma cilindrica molto simile al pene che, oltre ad assolvere funzioni estetiche, svolge anche funzioni urinarie e sessuali.

Gli adempimenti importanti per l’anagrafe.

L’autorizzazione al cambio dei dati anagrafici.

Dopo l’intervento per cambiare sesso, un altro passaggio importante al quale si deve provvedere consiste nella rettificazione di attribuzione di sesso, ossia la modifica dei dati personali, nome proprio e sesso attribuito alla nascita, nei registri dell’anagrafe a cui si è iscritti.

Anche in tal caso occorre presentare ricorso al Tribunale di residenza per ottenere la rettifica anagrafica e sarà necessario esibire le cartelle cliniche della struttura ospedaliera presso la quale è stata effettuata la riconversione. Il Tribunale potrà accettare la cartella clinica o nominare dei periti d’ufficio e, una volta terminata l’istruttoria, oltre a ratificare l’avvenuta conversione, ordina all’ufficiale di stato civile di apportare tutte le necessarie rettifiche all’atto di nascita. La variazione risulta esclusivamente nell’atto di nascita integrale, mentre tutti gli altri certificati riportano soltanto i nuovi dati personali.

La pianificazione della “nuova vita”.

Il reinserimento sociale e il “follow-up”.

A seguito della ri-attribuzione chirurgica di sesso, la persona deve procedere con la pianificazione della propria vita, e ciò affermando la sua nuova identità di genere a livello personale, sociale, affettivo e lavorativo.

Il “follow-up” ha invece il compito di garantire il benessere dalla persona dopo la RCS. Verranno effettuati tre incontri di follow-up generalizzati e obbligatori a sei mesi, un anno e poi a due anni dall’intervento di cambiamento del sesso.

Il coniuge che decide di cambiare sesso può non porre fine al suo matrimonio?

Le influenze del cambiamento di sesso sul matrimonio.

Per tutte le ipotesi in cui due coniugi, nonostante la rettificazione dell’attribuzione di sesso ottenuta da uno di essi, non vogliano interrompere la loro vita di coppia e, dunque, non intendono porre fine al loro matrimonio, è opportuno annoverare una importante pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 170 del 10 giugno 2014), con la quale è stato ritenuto ammissibile il ricorso di una coppia di coniugi finalizzato alla cancellazione della annotazione di cessazione degli effetti del vincolo civile del matrimonio, che l’ufficiale di stato civile aveva apposto in calce all’atto di matrimonio, contestualmente all’annotazione della rettifica (da maschile a femminile) del sesso del marito, su ordine del Tribunale.

Per la Corte Costituzionale era legittimo l’operato dell’ufficiale di stato civile, dal momento che in Italia il vincolo della differenza di sesso fra i coniugi non è superabile ai fini della validità del matrimonio stesso.

Tuttavia, la decisione ha dichiarato costituzionalmente illegittime le disposizioni di legge che disciplinano la materia nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, la quale determina lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili che conseguono alla trascrizione dello stesso, consenta, in ogni caso, qualora entrambi i coniugi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente disciplinato con altra forma di convivenza registrata, la quale possa salvaguardare in maniera adeguata i diritti ed obblighi della coppia stessa, con le modalità da statuirsi da parte del legislatore.

Con la sentenza n. 8097/2015 la Suprema Corte di Cassazione ha accolto l’impugnazione in sede di legittimità delle due ricorrenti, dichiarando conseguentemente l’illegittimità dell’annotazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio apposta a margine del loro atto di matrimonio.
Per il Tribunale Supremo, in casi di questo genere, è illegittimo il cosiddetto “divorzio imposto”, ossia il divorzio che si possa formalizzare anche senza il consenso delle parti, e i coniugi hanno il diritto a conservare il vincolo matrimoniale legittimamente contratto in origine (in quanto allora basato sul requisito dell’eterossessualità dei nubendi) fino al momento in cui il legislatore non consentirà loro, con apposite norme di legge, di mantenere in vita il rapporto di coppia giuridicamente intercorrente con altra forma di convivenza registrata, la quale risulti idonea a salvaguardare i reciproci diritti ed obblighi dei due componenti con la maggiore protezione possibile.

Per risolvere tale questione è intervenuta la legge n. 76/2016 (legge sulle unioni civili), che, al comma 27 dell’articolo 1, afferma che alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il loro matrimonio oppure di non cessarne gli effetti civili, consegue automaticamente l’instaurazione dell’unione civile fra persone dello stesso sesso.

Il costo della procedura legale e dell’intervento chirurgico.

Cambiamento di sesso: i costi.

In Italia, il costo dell’iter legale per il cambio di sesso dipende dal reddito personale dell’interessato. Nel caso in cui il reddito personale è inferiore ad € 11.493,82, le spese processuali e la parcella dell’avvocato sono pagati dallo Stato, in quanto è possibile beneficiare del gratuito patrocinio. Se, invece, il reddito personale è superiore ad € 11.493,82 la procedura legale ha un costo di circa 1.800 euro.
Non si può dire una somma precisa che possa valere per tutti, in quanto occorre fare dei preventivi per i casi specifici. Tutto dipende dal caso specifico e dal tribunale competente, il quale richiede delle tasse processuali differenti da una città all’altra, trattandosi di una materia particolare.

Quanto invece al costo dell’intervento chirurgico, con il servizio privato esso va dai 6.000 ai 10.000 euro.


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