Chi cambia sesso può scegliersi il nome.

Chi cambia sesso può scegliersi il nome.

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La Corte di Cassazione ha fatto chiarezza.

Chi cambia sesso può scegliersi il nome.

La Corte di Cassazione rivoluziona il mondo transgender: da oggi chi cambia sesso ha diritto a scegliersi il nome che preferisce.

È notizia di questi giorni l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n° 3877/2020, sancisce il diritto di scegliersi il nome dopo un cambiamento di sesso.

Fino a poco tempo fa, infatti, era previsto, sì, il diritto alla modifica del nome anagrafico, ma solo come frutto di un automatismo, che femminilizzava o mascolinizzava il nome preesistente. Da oggi le cose cambiano e, grazie a questa sentenza, con l’aiuto di un avvocato qualificato è possibile far valere le proprie ragioni.

La vittoria di Alexandra!

Scegliersi il nome dopo il cambio di sesso.

Questa rivoluzione storica avviene grazie alla battaglia legale intentata da Alexandra, nata Alessandro 31 anni fa. La sua battaglia parte da lontano. Nel 2018 la Corte di Appello di Torino, in primo grado, le rifiuta il diritto a rettificare le sue generalità, adducendo come motivazione il fatto che non risultava che il percorso di transizione fosse arrivato a termine.

In secondo grado, dopo il ricorso, la Corte riforma la sentenza, in virtù “dell’interesse pubblico di una stabilità e ricostruibilità delle registrazioni anagrafiche”, dando ordine all’anagrafe di procedere con la variazione del nome.
Ma qui sorge l’ostacolo: Alessandro, il nome originario di Alexandra, può essere convertito solo in Alessandra, ossia è possibile solo femminilizzare il nome ricevuto alla nascita. La Corte motiva questa sua decisione liquidando la richiesta di Alexandra come “voluttuario desiderio”.

Alexandra non ci sta e si rivolge ad Alexander Schuster, avvocato che da sempre si fa portavoce delle battaglie del mondo arcobaleno, il quale fa ricorso in Cassazione. E gli Ermellini gli danno ragione.

Diritto all'oblio e la piena dignità di identità.

Dopo il cambiamento di sesso, ognuno può scegliere il nome che desidera.

Il ricorso di Alexandra cambia tutto: con l’ordinanza 3877/2020, ogni persona che cambia sesso ha il diritto a scegliersi il nome che preferisce.

Gli Ermellini riconoscono che, effettivamente, non sempre è possibile convertire il nome avuto alla nascita in maschile o in femminile, ma soprattutto ribadiscono un concetto ormai concretizzatosi, ossia che il nome non è solo un insieme di lettere su un certificato, ma riassume l’identità della persona. Inoltre, ribadiscono che a chi affronta il lungo e difficile percorso del cambiamento di sesso deve “essere assicurato anche un diritto all’oblio, inteso quale diritto a una netta cesura con la precedente identità”.

Ma la Corte Suprema non si ferma qui. Nell’ordinanza viene chiarito una volta per tutte che il nuovo documento di identità, con il nome scelto dal soggetto, deve essere rilasciato anche se il percorso di transizione da un sesso all’altro non è stato completato, ossia se non è ancora stato effettuato l’intervento chirurgico.

In questo modo la Corte di cassazione riconosce piena dignità di identità sessuale anche a chi, per ragioni diverse, non ha ancora affrontato la sala operatoria, ritenendo che ciò che conti davvero, siano le caratteristiche sessuali che si assumono, la percezione del proprio io e l’aspetto con il quale ci si presenta al mondo.

Una rivoluzione senza precedenti, che aprirà il varco a tutti coloro che ritengono che la scelta del proprio nome dopo un cambiamento di sesso sia un loro, insindacabile diritto.

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