Accettazione dell’eredità: cos’è e come funziona?

Accettazione dell’eredità: cos’è e come funziona?

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Accettazione dell’eredità: cos'è e come funziona?

Affinchè un soggetto chiamato all’eredità possa subentrare concretamente nei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo al defunto e disporre, quindi, del patrimonio ereditario  (es. vendendo di un bene dell’asse) è necessario che questi compia uno specifico atto, denominato accettazione di eredità.

Per effetto di tale atto, come stabilito dall’art. 459 c.c., l’acquisto ereditario retroagisce al momento dell’apertura della successione e ciò al fine di consentire la prosecuzione, senza soluzione di continuità, nella titolarità dei rapporti tra il de cuius e l’erede. Ciò significa in pratica che se, ad esempio, il de cuius è morto il 1 gennaio 2020 e l’erede accetta l’eredità il 12 febbraio 2020 l’acquisto del patrimonio ereditario  si considera avvenuto non il 12 febbraio 2020 ma il 1 gennaio 2020 (data di apertura della successione), evitando così che il tempo intercorso tra il 1 gennaio ed il 12 febbraio possa costituire un’ipotesi di vacatio.

Accettazione pura e semplice e con beneficio d'inventario: differenze.

Accettazione dell’eredità espressa.

L’accettazione espressa dell’eredità consiste in una dichiarazione contenuta in un atto pubblico o scrittura privata con cui il chiamato manifesta espressamente la volontà di accettare l’eredità alla quale egli è stato chiamato.

E’ chiamata “pura e semplice” in quanto non è possibile apporre un termine o una condizione all’accettazione, così come non è possibile accettare parzialmente l’eredità. Infatti, se nell’asse è ricompreso un bene che l’erede non ha interesse ad acquisire (perchè magari richiede oneri e spese di manutenzione gravose), questi non può rifiutare quel bene ed accettare gli altri. Ciò in quanto quello che si accetta non sono i singoli cespiti costituenti l’asse ma l’eredità come entità complessiva. Lo stesso legislatore ha espressamente stabilito tale principio al terzo comma dell’art. 475 c.c. il quale stabilisce  che è nulla l’accettazione parziale di eredità.

L’art. 470 c.c. prevede due forme di accettazione espressa di eredità: pura e semplice e con beneficio d’inventario.

Accettare puramente e semplicemente l’eredità significa acquisire il patrimonio del defunto senza alcuna limitazione di responsabilità per cui il patrimonio del de cuius si confonde con quello dell’erede che, conseguentemente, risponderà dei debiti del defunto sia col patrimonio ereditario che con il proprio patrimonio personale.

L’accettazione con beneficio d’inventario, invece, impedisce tale confusione per cui il patrimonio ereditario (che dovrà essere appositamente inventariato) formerà un patrimonio separato distinto da quello proprio dell’erede, il quale risponderà dei debiti erditari solo con i beni ricevuti dal de cuius e non con il suo patrimonio.

Accettazione tacita.

La volontà di accettare l’eredità può anche non derivare da una dichiarazione espressa bensì da un comportamento dell’erede da cui si desuma inequivocabilmente la sua volontà di accettare.

Non ogni comportamento dell’erede costituisce, però, accettazione tacita. L’art. 476 c.c. richiede, infatti, da parte dell’erede il compimento di un atto che egli non avrebbe diritto a fare se non nella sua qualità di erede, per cui da tale compimento si desume la sua volontà di accettare l’eredità.

Quali sono i casi di accettazione tacita?

Ipotesi tipiche di atti che costituiscono accettazione tacita di eredità sono, ad esempio, gli atti con i quali si trasferisce la proprietà di un bene ereditario (es. vendita o donazione di un immobile facente parte dell’asse) oppure la rinunzia all’eredità a favore di alcuni chiamati o verso corrispettivo  (che costituisce di fatto un atto di trasferimento dei diritti ereditari) o ancora l’esercizio dell’azione di riduzione  o quella di rivendicazione dei beni ereditari nonchè il pagamento di un debito ereditario con beni dell’eredità.

Quali atti non comportano accettazione tacita?

Ipotesi per  le quali la giurisprudenza ha escluso espressamente che trattasi di casi  di accettazione tacita sono:

  • la richiesta di pubblicazione del testamento olografo del de cuius: tale attività è un obbligo di legge posto a carico di chiunque si trovi in possesso di un testamento olografo che è, quindi, tenuto a presentarlo ad un notaio per la pubblicazione senza che ciò possa essere considerata una volontà di accettare;
  • la presentazione della denuncia di successione, che costituisce  unicamente un adempimento di natura fiscale;
  • il pagamento di un debito del de cuius con denaro proprio dell’erede:ciò in ossequio al principio per cui chiunque può adempiere un debito altrui

Ipotesi dubbia di accettazione tacita  è la domanda di voltura catastale dei beni immobili ereditari in favore dell’erede: è pur vero che essa non costituisce un atto dispositivo sostanziale ma è anche vero che è possibile presentare la denuncia di successione senza richiedere la voltura per cui, essendo una richiesta apposita diretta  a far comparire in Catasto il proprio nominativo sui beni ereditati,  tale domanda potrebbe rappresentare una volontà di accettare l’eredità.

Per semplificare, si può dire, quindi, che tutti gli atti che sono diretti alla mera conservazione del  patrimonio ereditario non costituiscono accettazione tacita, mentre gli atti dispositivi dei beni ereditari  sono qualificabili quale accettazione tacita di eredità.

Accettazione dell’eredità: cos’è e come funziona?

La trascrizione dell'accettazione tacita.

Spesso, in sede di vendita di un bene ereditario,  viene segnalata dal notaio al venditore la  necessità di procedere alla preventiva trascrizione tacita dell’eredità, non essendo a ciò sufficiente la trascrizione della denuncia di successione.

Cosa significa tale adempimento che richiede l’esborso del relativo costo a carico del venditore?

Per il principio di continuità delle trascrizioni occorre che ogni passaggio di proprietà risulti individuato nei registri immobiliari “contro” il precedente proprietario ed “a favore” del nuovo proprietario.

In caso di eredità occorre quindi una trascrizione contro il defunto ed a favore dell’erede. Ciò anche al fine di far salvo, ai sensi dell’art. 534 c.c., l’acquisto dell’acquirente in buona fede che compra dall’erede apparente, ovvero da chi al momento della vendita appare legittimo erede ma successivamente si scopre non essere tale.

Tale situazione potrebbe verificarsi, ad esempi,o nel caso di un soggetto che muore senza coniuge né figli per cui l’eredità per legge si devolve al fratello il quale, non essendo a conoscenza dell’esistenza di un testamento, presenta la denuncia di successione in suo favore e successivamente aliena l’immobile ereditato ad un terzo. Se, dopo la vendita, dovesse emergere l’esistenza di un testamento con cui il de cuius ha nominato erede un estraneo questi (che è l’erede vero) può agire anche contro il terzo acquirente per recuperare il bene a meno che non risulti trascritta, anteriormente alla trascrizione a favore dell’erede vero, la trascrizione dal de cuius all’erede apparente e da questi al terzo acquirente.

Ecco che si comprende allora perché non è sufficiente la trascrizione della denuncia di successione (che ha solo finalità fiscali) ma è fondamentale la trascrizione dell’accettazione di eredità per cui, se questa non risulta già trascritta in favore dell’erede venditore, occorre procedere prima della vendita alla trascrizione dell’accettazione tacita.

La cd. accettazione implicita.

Acquisto senza accettazione.

Accanto alle ipotesi di accettazione espressa e tacita il legislatore prevede anche l’ipotesi di acquisto senza accettazione. Ciò avviene quando il chiamato che è nel possesso dei beni ereditari non compie l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione oppure lo compie ma non dichiara nei successivi quaranta giorni se accetta o no: in questo caso l’art. 485 c.c. stabilisce che trascorso tale termine inutilmente il chiamato è considerato erede puro e semplice.

L’acquisto in tale caso avviene non in virtù di una manifestazione di volontà, espressa o tacita, del chiamato ma direttamente per inosservanza di un adempimento di legge.

Quali sono i termini per accettare l'eredità?

L’art. 480 c.c. stabilisce che l’eredità deve essere accettata nel termine di dieci anni decorrenti dall’apertura della successione. Trascorso tale termine il diritto si prescrive ed il chiamato non potrà più accettare l’eredità.

Detto termine si applica per il chiamato che non è nel possesso dei beni ereditari mentre, come sopra visto, il chiamato possessore ha tre mesi di tempo per redigere l’inventario e successivi quaranta giorni per dichiarare se accetta o rinuncia , altrimenti è considerato erede puro e semplice.

Da quanto sopra esposto, risulta chiara l’importanza dell’accettazione dell’eredità ai fini della continuità dei rapporti giuridici che facevano capo al defunto e dell’estrema attenzione che bisogna prestare ai termini e requisiti di questa per evitare di incorrere in prescrizioni o altre conseguenze non desiderate.

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